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Videogiochi in Realtà Aumentata: storia di un successo annunciato

Quando si parla di tecnologia e di intrattenimento digitale, si sa, le mode vanno e vengono, e talvolta il loro moto è così veloce che risulta persino difficile comprenderle o anche solo inquadrarle adeguatamente in una vera e propria categoria. Il fenomeno dei videogiochi in Realtà Aumentata, incarnato ora dalla cosiddetta Pokémon-mania, però, sembra essere diverso dalle ultime tendenze e non è solamente per via del suo successo globale (così esplosivo da riuscire a superare in breve anche il traffico del noto sito di contenuti pornografici Youporn), bensì perché rappresenta il grande debutto della tanto discussa Augmented Reality (AR), o almeno il suo primo contatto con le masse.

 

Quello che Nintendo sta facendo con il suo Pokémon Go è però solo l’ultimo tassello della storia della realtà aumentata; una storia cominciata molti anni fa, indissolubilmente legata alla VR e con radici assai profonde nell’immaginario tecnologico umano. L’idea di avere un dispositivo che amplifichi la nostra percezione sensoriale, o comunque che sia in grado di aggiungere qualche informazione al mondo che ci circonda, risale addirittura alla letteratura dei primi novecento. Nella novella di L. Frank Baum intitolata “The Master Key”, ad esempio, il giovane protagonista Rob riceve in dono dal demone dell’elettricità un paio di occhiali magici, capaci di analizzare le persone intorno a lui, marcandole -letteralmente- con dei simboli rappresentanti la loro reale personalità. Era il 1901, eppure, l’autore del già amatissimo Mago di Oz aveva raffigurato perfettamente l’essenza della futura tecnologia, che si ripresentò più volte nella letteratura degli anni successivi.

 

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Parallelamente, cominciarono a spuntare anche altre tipologie di esperimenti, che rimaneggiavano l’idea originale di una realtà alternativa, applicandola questa volta ad altri ambiti, con intenzioni per certi versi opposte. Il regista Americano Morton Heilig, negli anni fra il 1957 e il 1962, lavorò ad una macchina chiamata “Sensorama”, ovvero un particolare cinematografo della dimensione di un coin-up anni ‘80, che in più aggiungeva una visione stereoscopica, audio surround, un sedile mobile ed addirittura un meccanismo di simulazione degli agenti atmosferici. Insomma, si trattava di un primo antenato della VR che oggi tutti noi ben conosciamo. Con l’avvento delle nuove tecnologie, poi, queste due correnti hanno pian piano acquisito i connotati moderni, riassumibili nella fatidica domanda: “è meglio creare una nuova realtà, oppure modificare la nostra?”.
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L’avvento dei supporti mobili, che di fatto rappresenta l’ingresso nell’epoca moderna, è da imputare all’invenzione di Ivan Sutherland, ovvero “la Spada di Damocle” che, a tutti gli effetti, incarna il primo prototipo di headset di AR e VR. Da allora l’evoluzione tecnologica non si è mai dimenticata delle possibilità della realtà aumentata, sperimentandone le applicazioni più varie, fin tanto che nel 2013 non sono giunti sul mercato i primi modelli di Google Glass, mentre, poco più tardi, il mondo intero stava già acclamando gli Hololens di Microsoft.

L’industria del gaming non poteva certo lasciarsi sfuggire una possibilità del genere, e già dai primi anni 2000 sono spuntati fuori i primi esperimenti di videogiochi basati sulla realtà aumentata. Già nel 2001, infatti, il professore di Computer Sciences Bruce Thomas ed i suoi colleghi della University of South Australia realizzarono ARQuake, ovvero una mod che permetteva di giocare il celebre titolo targato Id Software muovendosi nel mondo reale.

 

 

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L’ultimo grande passo è stato poi compiuto da Niantic nel 2012, che con il suo Ingress è riuscita per prima a conquistare il pubblico dei videogiochi per cellulari, gettando le basi per il recente lancio di Pokèmon Go. I numeri parlano chiaro: secondo gli analisti di SurveyMonkey, grazie alle microtransazioni ed ad altri progetti paralleli, il titolo in questione sta già facendo guadagnare a Nintendo più di 6,5 milioni di Dollari al giorno, superando perfino le più storiche fra le killer-app. Siamo dunque al cospetto dell’ennesima rivoluzione videoludica? E se sì: qual è il segreto del successo di questa Pokémon-Mania?

 

Tutti insieme a caccia di Pokémon

 

Uscito inizialmente solo per dispositivi Android e IOS (mediante il famoso processo di “soft-launch”), Pikachu & friends sono infine sbarcati anche sulle piattaforme Intel Inside®, raggiungendo oggi una base installata da vero e proprio record. Rispetto alle meccaniche di Ingress, però, Pokémon Go si dimostra subito ben più veloce ed intuitivo, pur condividendone alcuni tratti fondamentali, e forse è proprio qui che risiede la sua forza. Il gioco è molto semplice, e riprende anche molte delle caratteristiche già viste nei principali capitoli della saga: si crea un avatar, si sceglie un Pokémon di partenza, e poi si esce di casa (rigorosamente a piedi) a cacciarne di altri e a conquistare le famose palestre. Il gameplay si basa su di un sistema di geolocalizzazione GPS e giroscopi, che riproduce una mappa mutuata dal noto sistema di navigazione Google Maps. Come in quest’ultimo, anche in Pokémon Go sono presenti dei punti d’interesse (chiamati Pokéstop), che permettono di ottenere gratuitamente degli oggetti necessari a procedere con la nostra avventura. Esattamente come in Ingress, poi, si sceglie una fazione con cui allearsi, e si cerca di conquistare più Palestre possibile, al fine di garantire un vantaggio alla nostra squadra. Per il resto funziona in maniera molto simile agli RPG tradizionali, con punti esperienza e semplici obiettivi da raggiungere, ma il fulcro di tutta l’opera, quello che da solo ne garantisce lo straordinario successo, è sicuramente la dinamica della cattura dei famosi animaletti Nipponici.

 

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Cercare e catturare i Pokémon migliori, i più rari, per poi allevarli e farli evolvere è una caratteristica che ha sempre portato fortuna alla saga Nintendo, e che ancora sembra esercitare un enorme fascino sul pubblico. In tutto questo c’è qualcosa che ricorda gli anni di gloria del vecchio Tamagotchi, e sicuramente il design gioioso e piacevole dei Pokémon riesce ad amplificare il tutto, ma a ben guardare c’è di più. In fondo, è lo stesso meccanismo infallibile che sta alla base di tutte le manie di collezionismo, dalla numismatica alla filatelia, quello per cui non si è soddisfatti finché non si completa il personale Poké-Dex, ma che questa volta si unisce ad una dimensione ancora più accattivante: l’interazione social. L’idea di giocare ad un videogioco, camminando però insieme agli amici, magari in un bel parco sotto il sole d’estate, è senza dubbio una sensazione unica ed estremamente appagante; un plus valore che spesso manca ai videogiochi, e che invece Pokémon Go riesce a garantire in maniera estremamente efficace e divertente.

 

Certo, la suddetta app ha anche i suoi contro, come ad esempio i server non ancora stabili, un consumo spesso eccessivo della batteria interessata ed una non sempre equa distribuzione delle razze dei Pokémon (nonché dei punti d’interesse) sul mondo di gioco. Nintendo e Niantic, però, si sono già messe al lavoro per risolvere molti dei problemi sopraelencati; ad esempio, qualora non ci fossero sufficienti risorse, palestre o Pokémon in una determinata area, si potrà richiedere espressamente l’inserimento dei contenuti, e ciò rappresenta un altro grande punto di forza di questa produzione.

Come accade in questi casi, comunque, c’è ovviamente chi si lamenta: molti per i pericoli legati alla sicurezza, altri che affermano che Pokémon Go non sia vera augmented reality, in quanto non aggiunge nessun valore alla realtà ma piuttosto arricchisce una sua dimensione prettamente digitale (al punto da arrivare a parlare di “Enhanced Digital”).

 

Per scoprire quanto effettivamente questo videogioco e questo nuovo stile impatteranno sul mondo videoludico, o chi vincerà tra questa e la Realtà Virtuale, bisognerà aspettare ancora un po’, insomma; ciò che è certo è che Nintendo ed i suoi Pokémon verranno ricordati come uno dei momenti più importanti per l’avvento di questa tecnologia e, senza dubbio, come una delle più grandi intuizioni commerciali della nostra epoca videoludica.

 

Tommaso Montagnoli – Everyeye.it

 

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Photocredits:

  1.  Videogiochi realtà aumentata
  2. The Master Key
  3. Microsoft HoloLens
  4. ARQake
  5. Pokémon Go

 

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