Una chiacchierata con il frigo: benvenuti nel mondo della domotica

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Cosa vi viene in mente quando sentite la parola “domotica”? Fateci indovinare: pensate subito a qualche film di fantascienza, in cui la casa tiene in trappola i propri abitanti (o alla puntata de I Simpson che tratta di questo tema), oppure alla stratosferica villa super-tecnologica di qualche VIP americano.

Se fino a pochi anni fa effettivamente questi erano gli scenari tipici della domotica, oggi grazie alle tecnologie sempre più potenti (e più piccole) in commercio la “casa intelligente e connessa” è diventata una realtà, spesso senza che neanche ce ne accorgiamo. Gli oggetti connessi ci circondano, a volte silenziosamente ed in maniera quasi invisibile, altre volte in modo molto più esplicito e presente nelle nostre vite.

 

Quanti di voi, per esempio, possiedono un termostato automatico, di quelli che si accendono e spengono automaticamente in base alla temperatura raggiunta dalla casa? Ecco che in questo caso la domotica è entrata nelle vostre case. Uno stato embrionale e piuttosto basico di domotica, chiaramente, ma qualunque oggetto, che in casa vostra sia dotato di sensori capaci di percepire e farlo interagire con l’ambiente circostante, è appunto un oggetto intelligente.

Ma quali sono gli attuali limiti della domotica? Perché è ancora relativamente poco diffusa e quali sono gli scenari per il prossimo futuro?

 

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Fantascienza e realtà

Nonostante siamo ancora lontani dalle scene da film in cui la casa si prende completamente cura della nostra persona senza bisogno di muovere un dito (e quindi anche dagli apocalittici scenari conseguenti), è innegabile che oggi la domotica abbia già raggiunto un livello di maturità straordinario, tanto da non far sembrare più soltanto una battuta l’idea di farsi una chiacchierata con il frigorifero.

 

Il termostato davvero intelligente, di cui sopra abbiamo visto l’esempio embrionale, è in grado non solo di percepire la temperatura della casa e di regolarne il riscaldamento di conseguenza, ma si connette anche con altri elementi della casa stessa, come le tapparelle per ottimizzare la quantità di luce nella stanza in base al calore desiderato, e per di piú riceve le istruzioni del padrone di casa non tramite uno schermo sul quale dare comandi, ma direttamente grazie al riconoscimento vocale. E, perché no, si integra anche con le lampadine LED smart, accendendole e spegnendole in base alla presenza o meno di qualcuno nella stanza.

 

Se poi ci si dota di un’assistente virtuale (ormai disponibili praticamente da ogni produttore di tecnologia e integrate con una delle tre principali assistenti software: Alexa, Siri o Google Assistant), il numero di oggetti collegabili alla rete Wi-Fi diventa praticamente infinito. Il frigorifero, grazie alla scansione dei codici a barre dei prodotti, avvisa direttamente il vostro smartphone o lo schermo della vostra auto quando qualcosa è finito, scaduto o va ricomprato. Il letto monitora il sonno, ci scalda i piedi quando abbiamo freddo (solo i nostri, se quelli del nostro compagno sono a posto) ed arriva addirittura a rifarsi da solo. Il cancello si apre in automatico quando ci “vede”, riconoscendo il nostro viso e la nostra auto, segnala l’arrivo di sconosciuti e si fa gestire con la voce. Insomma, provate a nominare un oggetto della vostra casa, anche il “meno intelligente” a cui possiate pensare. Il water, dite? No, nemmeno questo rimane escluso dalla rivoluzione della domotica.

 

 

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Una carta per domarli

Ma se tutte queste tecnologie sono già reali ed accessibili, perché ci stiamo ancora rifacendo il letto invece di osservarlo compiaciuti mentre si rifà da solo?

Da una parte sicuramente c’è ancora bisogno di tempo perché queste componenti tecnologiche diventino integrate (ed economicamente accessibili) in tutti gli elettrodomestici ed i mobili delle nostre abitazioni. Già oggi la maggior parte dei frigoriferi o delle lavatrici in commercio hanno almeno uno schermo interattivo, e di modello in modello nuove funzionalità si inseriranno sempre più naturalmente nei circuiti di questi elettrodomestici.

 

Dall’altra però c’è un problema pratico: dal punto di vista software, la triade di intelligenze artificiali più affermate si è ormai consolidata nei prodotti che citavamo sopra di Amazon, Apple e Google, ma dal punto di vista hardware ogni singolo produttore, anche il più piccolo e locale, sta producendo la propria versione “smart” dei prodotti per la casa. Tuttavia, perché la domotica funzioni al massimo delle sue potenzialità, è necessaria la massima integrazione: il frigo dovrà parlare con il termostato e con il cancello, ma anche con l’automobile e lo smartwatch. Visto che non si può certo pensare di acquistare tutti i questi prodotti da un unico produttore per poi farli dialogare tra loro, al come uscire  dall’impasse ha provveduto Intel che, dall’alto della sua competenza in ambito computing, ha cercato di porsi come elemento super-partes in grado di integrare tanti dispositivi diversi grazie ad un prodotto nuovo: l’Intel Compute Card.

 

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Questo computer delle dimensioni di una carta di credito può avere tantissime applicazioni, ma la più rivoluzionaria è indubbiamente quella in ambito domotico. Questo dispositivo, infatti, potrà essere facilmente integrato in qualsiasi oggetto di qualunque produttore decida di inserire all’interno dei propri prodotti uno slot per ospitarlo. A prescindere da marca, modello e provenienza, questo slot potrebbe diventare uno standard internazionale proprio come lo è diventato quello per l’USB. In questo caso i vantaggi sarebbero infiniti, e la velocità di distribuzione della domotica sarebbe triplicata: il tempo di produzione degli apparecchi si ridurrebbe estremamente e di conseguenza anche il time-to-market. Una volta in casa, qualsiasi guasto all’impianto elettronico sarebbe velocemente risolto semplicemente con la sostituzione della card, e lo stesso vale per gli aggiornamenti o la crescita di potenza.

 

Grazie alla Intel Compute Card o ad altre soluzioni del genere, sarebbe possibile in poco tempo rendere intelligente praticamente qualsiasi dispositivo – dentro e fuori la casa. Avanzando a passi da gigante verso l’applicazione su larga scala della domotica, ovvero la creazione di vere e proprie città smart basate su tecnologia e innovazione.

 

di Ilaria Cazziol

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