Game On!

Ragazze sviluppatrici di videogame all’opera

Levi Rubeck Kill Screen author

The Hole Story non è il solito gioco. Chi lo ha ideato non sembrerebbe affatto un creatore di videogame, e il campo estivo non è esattamente il luogo in cui ci si aspetta che possa nascere un nuovo gioco per computer di successo.

Quando la quindicenne Serena Rusboldt ha partecipato al campo estivo californiano Girls Make Games (Le ragazze realizzano videogame), diventare una vera progettista di videogame non era altro che un sogno: ce l’ha messa tutta e, insieme alla sua squadra, The Negatives, ha vinto il primo premio del campo con il gioco The Hole Story.

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“All’inizio non ci conoscevamo tra di noi, quindi non potevamo cercare l’amica del cuore e parlare solo con lei” ha spiegato Rusbolt, che si porta sempre dietro un quaderno ad anelli dove scrive pensieri, versi e racconti insieme a schizzi di fantasmi e alberi.
“Fare parte di questo gruppo mi ha aiutata a sviluppare le mie capacità relazionali, dove prima avevo difficoltà.”
Dalla fine del campo estivo, il gruppo ha raccolto più di 30.000 dollari attraverso il sito web Kickstarter, così da poter perfezionare il videogame e renderlo disponibile nel giro di un anno sul maggior numero di piattaforme di gioco possibile.

Il mese scorso il gruppo ha presentato il gioco alla convention di giochi da tavolo PAX East di Boston.

The Hole Story inizia con Wendy, un’archeologa nonché infaticabile scavatrice di buche. Uno dei punti dove Wendy preferisce fare buche per terra è vicino a vecchi alberi. Il giocatore controlla Wendy e con pochi clic può scavare qualche buca qua e là.

È a questo punto che la storia parte per la tangente.

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Wendy spalando la terra inizia a viaggiare a ritroso nel tempo ritrovandosi in un regno sconosciuto la cui principessa è scomparsa. Il Re e la Regina di quelle terre promettono a Wendy di farla tornare a casa se riesce ad aiutarli a trovare la figlia. Così inizia l’avventura di Wendy, che, scavando, troverà indizi e indovinelli che il giocatore dovrà risolvere.

È un’avventura piena di indovinelli, giochi di parole, unicorni e sorprese.

Rusboldt ha affermato che l’idea è emersa da una combinazione di sessioni di brainstorming agli inizi del campo, che incoraggia le ragazze in tutti gli aspetti della realizzazione di videogame.

The Negatives spesso si incontravano verso l’ora di pranzo, quindi sono state parecchio ispirate dal cibo.

“Una delle idee era di avere un labirinto di cheesecake da mangiare per uscirne”, ha detto Rusboldt.

Aggiunge poi che ogni aspetto di The Hole Story, dalla grafica alla programmazione, è stato gestito per qualche verso da ogni componente della squadra The Negatives, perciò il gioco è frutto di un lavoro di squadra. La grafica dei personaggi, la progettazione dei livelli, la musica, la programmazione e tutto quello che c’è in mezzo sono stati concepiti dal gruppo, con dell’assistenza tecnica in caso di necessità.

Alla fine The Hole Story è il risultato di altri due schizzi.

Uno schizzo aveva come protagonista una principessa che veniva rapita mentre il fratello era troppo pigro per reagire. “Questo era basato su mio fratello”, ha spiegato Rusboldt.

L’altro schizzo raffigurava un’aspirante archeologa che voleva scavare sotto terra fino ad arrivare in Cina.

L’ultimo schizzo si evolveva in una storia su una ragazza con una pala che scavava buche e risolveva indovinelli per aiutare qualcuno in difficoltà.

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The Hole Story è ancora in fase di messa a punto con l’aiuto di Charlotte M. Ellett di c63 Industries. Ellett sostiene di dare una mano prevalentemente come backup di programmazione.

“La progettazione viene gestita completamente dalle ragazze”, ha insistito Ellett.

Anche se la loro prima release certamente dà l’impressione dell’opera prima, le idee sono nuove e l’esecuzione ha un che di originale, non è appesantita dal fardello della storia dei videogame.

Questo è il genere di cambiamento dinamico che emerge quando le ragazze vengono incoraggiate a creare giochi a modo loro.

The Hole Story si annuncia come il primo assaggio di una potenziale carriera multidisciplinare per ciascuna delle sviluppatrici coinvolte nel progetto.

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