La scuola digitale è più vicina al futuro di quanto si pensi

scuola digitale

Se siete nati prima dei fatidici anni 2000, avrete un ricordo della scuola molto analogico: non si parlava ancora di scuola digitale, il registro era cartaceo, con una severa copertina blu, la lavagna era nera e ci si scriveva sopra con i gessetti (i più fortunati avevano quella bianca con i pennarelli) e le lezioni erano frontali, nel senso che il professore infondeva la propria conoscenza agli studenti diligentemente seduti di fronte a lui… a volte con dubbio successo.

Se questa situazione era perfettamente normale in quegli anni, ora che il digitale ha raggiunto una pervasività tale che i bambini imparano ad usare il tablet prima che il vasino, non è assolutamente più così. Oggi gli studenti arrivano a scuola più preparati dei professori, o meglio, i loro smartphone e PC lo sono, e li usano con tale competenza da lasciare rapidamente indietro qualsiasi adulto. Ma i professori, come reagiscono? La scuola ha saputo stare al passo con questo cambiamento epocale?

La scuola digitale è già realtà?
Nel mondo, a seconda dei Paesi, le cose sono molto diverse. Moltissime sono le scuole dove lo studio dell’informatica è stato istituito come materia obbligatoria fin dalla primissima età, ed interi college sono passati alla completa integrazione del digitale nella didattica, arrivando addirittura a fornire dispositivi 2 in 1 a tutti gli studenti.

 

 

Tanto sostegno per la scuola digitale

Da anni si parla con insistenza di digitalizzazione, ma non c’è solo la pubblica amministrazione a spingere l’innovazione nelle scuole. Grandi aziende fortemente legate all’innovazione tecnologica si impegnano con iniziative dedicate alla scuola stessa, come ad esempio Intel, che con un progetto Intel Education ha coinvolto 15 scuole italiane fornendo dispositivi digitali.
Oppure Google che, dopo il programma di aggiornamento per adulti “Eccellenze in Digitale”, ha lanciato “Computer Science First”, un’ iniziativa dedicata all’apprendimento di base dell’informatica e della programmazione, che funzioni sia come stimolo per i giovani studenti, sia come aiuto per gli insegnanti un po’ acerbi in queste materie.

O ancora Microsoft, che da anni lavora con le istituzioni contribuendo tramite tecnologie software ed hardware all’innovazione nella scuola e che si è recentemente impegnata a sostenere la collaborazione tra classi di tutto il mondo grazie a “Skype in the Classroom”.

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Tanti progetti innovativi di scuola digitale
Mentre si parlava di loro le scuole non sono rimaste a guardare, anzi, molte si sono attrezzate già da anni per sfruttare le tante nuove possibilità offerte dal digitale. È del 2014 la prima scuola italiana totalmente “tablet based”, l’Istituto paritario Frejus, ski college di Bardonecchia: lavagne elettroniche, tablet e lezioni in rete tramite il cloud computing per permettere agli studenti/sciatori impegnati nelle gare di seguire le lezioni a distanza.

Molte scuole si sono inventate metodi didattici sempre nuovi per cercare di integrare appunto la tecnologia, con cui gli studenti convivono comunque quotidianamente, nell’insegnamento, in modo tale da rendere l’apprendimento stesso sempre più stimolante ed efficace. Dal Bring Your Own Device, ovvero dalla possibilità di utilizzare il proprio dispositivo per svolgere attività in classe, come le ricerche, o per utilizzare applicazioni ad hoc, all’introduzione di strumenti tecnologici come lavagne digitali e tablet d’ordinanza per gli insegnanti o (in alcuni istituti) anche per gli studenti.

Progetti come La Scuola Del Futuro hanno proprio la funzione di promuovere l’adozione  nelle scuole di tecnologie innovative, come il registro digitale, lo scrutinio online, i libri di testo 2.0 e quant’altro, ovviamente affiancate da un’intensiva formazione.

La verità è che tutti questi strumenti ci sono, esistono e funzionano, tanto che la scuola del futuro è già presente oggi in molte realtà. Secondo il più recente Osservatorio sulla scuola digitale, infatti, “il registro elettronico viene utilizzato in classe dall’ 82% delle scuole, mentre il 96% delle stesse utilizza strumenti digitali per poter parlare con le famiglie dell’andamento dei propri studenti. Il 97% degli edifici è dotato di connessione per la didattica, ed il 50% delle scuole promuove l’impiego di soluzioni digitali personali in classe (BYOD)”. Numeri di tutto rispetto per la scuola digitale italiana, insomma.

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Cosa manca per avere davvero la scuola del futuro?
Ma se i numeri sono questi, cosa c’è ancora da fare? Principalmente, manca un’organizzazione complessiva che assicuri a tutte le scuole dei livelli “minimi” di tecnologia e competenze. Ad oggi, le infrastrutture e le idee ci sono, ma dipendono troppo spesso dalle scelte visionarie di singoli insegnanti o presidi, lasciando così alcune scuole sempre più indietro.

Inoltre, quello che manca veramente è un nuovo concetto di apprendimento, che integri non solo le tecnologie a livello hardware, ma soprattutto quelle lato “software”: così che, per esempio, il coding diventi pervasivo in diverse materie, utilizzando la programmazione per creare mini-siti interattivi dove ospitare la ricerca sugli Egizi; o che la didattica sia sempre meno frontale, diventando al contrario più attiva e stimolante grazie all’integrazione delle tecnologie di ultima generazione, proprio come se si trattasse di un (video)gioco.

Una scuola in cui, invece di verifiche ed interrogazioni, ci siano “sfide” e “missioni”, e in cui gli insegnanti diventino quasi dei “moderatori” in grado di stimolare l’immaginazione degli alunni e la loro intrinseca voglia di imparare e di conoscere. Una scuola del presente, in realtà, perché calata nel contesto che i ragazzi vivono oggi quotidianamente.

 

di Ilaria Cazziol

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