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In che modo Doom 1 ha ispirato il movimento del gaming fai da te

Jason Johnson Freelance writer and editor

Doom 1, uno dei principali sparatutto in prima persona, ispira ancora programmatori, modder e artisti digitali ad adattare i videogame in modi inaspettati

L’entusiasmo per l’uscita di Doom 2016 è la prova che l’amatissima serie di videogame creata 24 anni fa è un pilastro della cultura pop. Doom è molto di più di un ben noto franchise che ha per oggetto sparare in faccia a dei brutti demoni. È un fenomeno raro che ha ispirato il movimento del gaming fai da te e continua a scatenare una sfrenata creatività tra i suoi più grandi fan.

Fin da quando id Software ha dato il via a Doom 1 per PC nel 1993, il videogame si è portato dietro due intere generazioni di modder, maker e comunità artistiche. Questi fan hanno un’infinità di ragioni per amare Doom, secondo David Kushner, autore di Masters of Doom: How Two Guys Created an Empire and Transformed Pop Culture.

Nel corso delle ricerche per il suo libro, ha scoperto perché Doom continua a precorrere i tempi.

“Ero stupito da tutte le innovazioni di cui Doom era un esempio”, ha spiegato, “FPS [sparatutto in prima persona] dall’azione veloce, gioco co-op, shareware, mod, deathmatch, violenza e l’elenco continua.”

Oltre il suo retaggio di FPS, Doom viene considerato l’artefice di una rivoluzione nella creazione digitale.

“Oggi la cosa più avvincente di Doom è il fatto stesso che la gente ancora ci giochi e che crei contenuti per il gioco” , ha affermato Andrew Stine, il co-fondatore di Doomworld, un punto di aggregazione su Internet dove “modder, autori di mappe, musicisti e programmatori” si ritrovano per condividere contenuti che riguardano Doom fin dal 1998.

“Alla gente piace l’idea di portare avanti una tradizione che risale a più di vent’anni fa, una cosa rara nel gaming, un hobby che di solito guarda sempre avanti alla prossima grande novità”, ha affermato.

Doom ed il movimento del gaming fai da te

Le menti creative dei fan di Doom tendono a scatenarsi partendo dagli aspetti più improbabili.

Caso esemplare: tra i maker e le comunità di programmatori, c’è una specie di sfida tra smanettoni per vedere chi riesce a eseguire Doom sull’hardware più sottopotenziato.

Doom 4_5_id Software_no credit

Negli ultimi anni, il videogame è stato giocato su tutto quanto, da una stampante Canon a  Intel Edison, un piccolo microcontroller con wireless incorporato utilizzato di solito nei prototipi di indossabili e nei dispositivi dell’Internet delle cose.

Il procedimento di adattare il codice di un videogame in modo da eseguirlo su un sistema diverso da quello per cui era destinato viene definito “porting” e Doom è stato trasferito come nessun altro videogame.

“Il motivo per cui Doom è stato trasposto così tanto è che è stato progettato pensando alla portabilità”, ha dichiarato Fabien Sanglard, software engineer di Google e redattore tecnico.

Questo dipende in tutto e per tutto dall’evoluzione decisamente non convenzionale di Doom.

Prima che il creatore John Carmack si mettesse a programmare Doom, aveva acquistato una NeXT workstation, lo sfortunato sistema informatico realizzato da Steve Jobs dopo essere stato buttato fuori da Apple. Il sistema NeXT potrebbe aver segnato il destino di Doom.

“Questo modo di programmare era insolito per l’epoca: la maggior parte dei videogame era realizzata su PC”, ha spiegato Sanglard.

DIY Gaming Movement, Doom 4.3 id Software

Il risultato fu che Doom si poteva giocare senza problemi su altri sistemi, a differenza di altri giochi suoi contemporanei nati per PC.

Quando infine id Software rese pubblico il codice sorgente di Doom nel 1997, i programmatori fai da te capirono al volo. Gli hacker erano liberi di portare il gioco su ogni piattaforma, anche quelle impensabili come un Apple Watch.

Colpisce come gli appartenenti al gruppo di programmazione Omnimaga Texas Instruments siano riusciti a far funzionare Doom anche sulle calcolatrici grafiche.

“Non dico che sia stato facile, ma non ho incontrato grandi problemi”, ha detto Xavier Andréani, che ha trasferito Doom da una calcolatrice in bianco e nero a una calcolatrice a colori nel 2012. “Il gioco funziona bene su tutte le calcolatrici TI-Nspire. Non c’è bisogno di ricorrere all’overclocking, né di modificare la calcolatrice per farla funzionare più velocemente.”

Il desiderio di giocare a Doom su tutto è diventata febbrile quando uno YouTuber con in mente Inception soprannominato TheZombieKiller ha trovato un modo per giocare a Doom dall’interno di Doom.

L’eredità progettuale di Doom

Non solo Doom ha introdotto una rinascita delle modifiche hardware fai da te, ma ha anche dato a molti aspiranti progettisti di videogame un palcoscenico sul quale distinguersi.

“Doom, più di qualsiasi altro videogame, ha ispirato una generazione di sviluppatori a entrare nel settore”, ha detto Kushner, riferendosi, tra le tante cose, all’innovativo file system WAD “Where’s All the Data”.

John Carmack è stato molto lungimirante quando ha strutturato i file del gioco. Il .wad o WAD di Doom consente ai giocatori di modificare facilmente i contenuti di un gioco.

Doom 4_6_id Software_no credit

Carmack voleva che i giocatori fossero in grado di progettare i loro livelli, di riempirli con la loro grafica e la loro musica e quindi di condividere le loro creazioni ultimate con altri fan su Internet, che stava cominciando a mostrare il suo reale valore a metà degli anni ‘90.

E di sicuro hanno condiviso.

Anche oggi, il numero di videogame realizzati partendo dagli ingredienti di Doom resta senza precedenti. Nessuno sa con certezza quanti mod di Doom esistono, ma delle stime oneste si aggirano sui cinquantamila pezzi unici di contenuti creati dagli utenti.

Secondo Chris Hecker, un programmatore chiave di Spore di Will Wright, Doom è stato importante anche per i progettisti che non erano tagliati per la grafica o per la programmazione. Ha affermato che grazie al gioco questi professionisti hanno potuto creare e mostrare per la prima volta una demo delle loro capacità durante un colloquio di lavoro.

Doom 4_4_id Software_no credit

Oggi, i generi di videogame che vengono creati con Doom sono i più vari.

Ci sono giochi brevi e kitsch come Pirate Doom. Oppure produzioni elaborate su vasta scala che hanno richiesto anni per essere sviluppate, come Beautiful Doom, che ha reso il Doom originale un’esperienza complessivamente più piacevole.

Con Doomworld, Stine collega qualcosa come quasi 18.000 videogame Doom personalizzati. Ogni anno, la community assegna premi per i migliori WAD dell’anno e ci sono menzioni d’onore più che a sufficienza.

C’è anche l’Espi, il premio alla carriera per la creazione eccezionale di una versione utente di Doom, dato che è assolutamente possibile che qualcuno abbia passato una vita a creare contenuti per Doom.

“Penso che il successo ininterrotto di Doom come sfogo creativo si possa attribuire alla struttura del gioco stesso”, ha detto Stine.

“Doom è incredibilmente semplice rispetto alla maggior parte dei videogame moderni. Non ha un inventario, un albero delle abilità, segmenti stealth forzati. Quindi il gioco stesso consente molta sperimentazione e variazione perché gli elementi fondamentali sono così basilari.”

Non sembra che i fan siano a corto di idee nuove per creare su queste basi e tutto lascia pensare che Doom continuerà a ispirare la prossima generazione di creativi che non sono limitati dalla tecnologia, ma dalla forza della loro immaginazione.

Photos by id Software.

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