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Il gioco di travestimento sperimentale che rompe gli schemi in fatto di genere

Jason Johnson Freelance writer and editor

I giochi di travestimento si possono far risalire a circa 300 anni fa alle semplici bambole di carta europee. Da secoli hanno una precisa specificità di genere, ma Femmepocalypse, sta portando i tradizionali giochi di travestimento in una nuova direzione.

La maggior parte dei giochi di travestimento in rete sono quasi totalmente rosa. Raffigurano ragazze con rossetto e fiocchi, generalmente in posa in gonne ondeggianti, in bikini o in abiti da sera.

Nei giochi di travestimento più evoluti, come The Ugly Princess, ai giocatori viene chiesto di risolvere problemi di pelle con uno spremibrufoli e creme idratanti prima di infilarsi in una limousine rosa tempestata di lustrini.

Ogni tanto i giochi offrono un “Hunk Dress Up” (Metti in ghingheri il fusto) o “Boyfriend for You” (Fidanzato per te), ma anche questi giochi sono rivolti alle ragazze o, almeno, sono ornati nei tradizionali significanti della femminilità.

Come tanti videogame, il genere del travestimento è diviso da stereotipi di genere, ma c’è un numero sempre più alto di giochi di bambole che non sono restrittivi a livello di genere e invitano tutti a giocare, a prescindere dalle preferenze per i colori pastello.

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Uno di questi giochi è Femmepocalypse, creato al game jam Feb Fatale di Toronto a febbraio. Invece di scarpe basse o tacchi alti, i giocatori scelgono le labbra, il pomelli e perfino la carnagione di un’entità alla conquista del mondo. Non ci sono rosa, abbronzature o marroni.

I giocatori scelgono tra la pelle composta da microchip verdi, una pelle azzurra a zig zag tipo Tron, effetto cromato, una pelle binaria dove si ripetono 1 e 0 e una pelle che somiglia a quella della fiamma di Wall-E.

Il progettista del gioco, Alto Punk, che si definisce di genere neutro, ha affermato che il volto è una “persona cyberpunk”, non necessariamente donna o uomo. “Qualsiasi cosa aiuti il giocatore a immedesimarsi in quel personaggio, allora quello è il genere.”

Un gioco di travestimenti ben fatto dovrebbe essere accessibile a tutti i generi, ha affermato Alto, questo potrebbe essere il motivo per cui la bambola di pixel da agghindare non ha un corpo. A maschi, femmine e persone che non pensano a sé stesse in quei termini rende più facile entrare in sintonia con il gioco.

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L’attenzione si concentra tutta sul viso. In parte, ecco perché Femmepocalypse include una maschera. Utilizzando un pezzo di acetato e un po’ di carta stagnola come materiale conduttivo, Alto ha messo insieme un controller che il giocatore si mette sul viso.

Questa configurazione consente a un giocatore di toccarsi parti diverse del viso (guance, occhi, ecc.) e di vedere le parti corrispondenti dell’immagine sullo schermo cambiare forma, in linea con la trama minimalista del gioco.

Lo script prevede che i giocatori carichino la loro coscienza in un computer per poi soggiogare le reti mondiali. Naturalmente è importante regolare il bagliore del neon degli occhi cibernetici in modo da adattarsi esattamente all’essere artificiale intelligente che il giocatore vuole rappresentare.

Alto ha dichiarato che non c’è alcun messaggio intenzionale incorporato in Femmepocalypse e che ritiene i giochi di travestimento per ragazzine, come il gioco per creare bambole Korean Candybar, un vero schianto.

Se c’è un messaggio più profondo è che la moda è qualcosa di universale, il che significa che tutti dovrebbero essere in grado di apprezzare questo template per giochi.

“Credo che tanti ragazzi giochino di nascosto (o meno) a questi videogame”, ha affermato Alto.  Animal Crossing, ad esempio, il notissimo gioco di Nintendo, attira ragazzi e ragazze, giovani e meno giovani.

Scegliere la camicia il cappello e l’espressione facciale del personaggio è sempre stato un potente richiamo per i giocatori di questo videogame. Anche in uno sparatutto macho come Counter-Strike, è il cappello a fare l’uomo.

Femmepocalypse dimostra che i giochi di travestimento per tutti i generi fanno parte della cultura collettiva dei videogame.

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