Innovazione tecnologica

Francesca Tosi, Intel Software Innovator: la diversity porta valore anche nell’IT

 

Il 9 e 10 aprile al Centro Congressi Lingotto di Torino ha avuto luogo la più importante conferenza globale dedicata al mondo Android. Si tratta del Droidcon, evento per sviluppatori e aziende, dove sono stati affrontati ad alti livelli temi legati a vari aspetti dell’ecosistema Android. È stata anche l’occasione per mostrare al pubblico ed agli addetti del settore le ultime soluzioni hardware e software, SDK, API, app ed altro ancora.

La sviluppatrice Francesca Tosi è stata ospite all’evento per offrire la sua importante esperienza di Intel™ Software Innovator e di donna sviluppatrice. Le rivolgiamo alcune domande per saperne di più.

 

Di cosa si occupa un Intel Software Innovator?

Un Intel™ Software Innovator è un developer che ha il privilegio, e la fortuna, di poter testare, sperimentare, studiare e mettere alla prova molte delle nuove tecnologie Intel (hardware e software) spesso anche prima che vengano rese pubbliche. In poche parole noi Intel Innovator da un lato ci “divertiamo” a provare e a spingere ai limiti le nuove librerie/tools/dispositivi che Intel mette a disposizione, dall’altro riusciamo ad interagire con i team di sviluppo Intel per fare da apripista nella comprensione di cosa gli sviluppatori si aspettano dal loro lavoro, cosa cambiare e cosa mantenere, ispirando magari qualche volta anche nuovi approcci o direzioni di ricerca.

Per esempio, nell’ambito dello sviluppo Android e per quanto concerne la tecnologia Intel RealSense™ (argomenti che con il Dell Venue 8 si sono definitivamente intrecciati, come d’altronde era destino) abbiamo avuto modo di testare nuovi dispositivi, mettere a confronto ed alla prova le prestazioni, le features e la facilità d’uso degli stessi, comunicando i feedback non solo ad Intel (altrimenti saremmo solo tester), ma anche e soprattutto a tutti gli altri developers attraverso post, social network e articoli su blog e/o IDZ (Intel Developer Zone), oppure, secondo il più classico canale per la comunicazione scientifica, facendo talk, workshop e presentazioni in occasione di meeting, proprio come al Droidcon di Torino.

dell venue 8

Di cosa hai parlato al Droidcon?

Al Droidcon ho preso parte al workshop organizzato da Intel, con le mie esperienze personali come developer, GDG manager e Intel Software Innovator, con esempi dei lavori e delle attività che svolgo. Inoltre ho provato a trasmettere qualcosa che ho impiegato anni a capire: anche nel mondo IT è importante la diversity, capace di arricchire ed essere un valore aggiunto sia all’interno di gruppi di lavoro che nelle community, rendendoli più belli, piacevoli e proficui.

 

Quali sono le nuove frontiere dello sviluppo per Android?

Beh è difficile dirlo in assoluto, il mondo dello sviluppo mobile è così vasto ed in continua evoluzione che probabilmente nessuno saprebbe rispondere… ma posso provare ad indicare le nuove frontiere che intravedo nei settori di cui mi occupo principalmente, dal punto di vista lavorativo e come Intel Software Innovator: potenze di calcolo sempre più elevate, dispositivi a 64 bit, dispositivi di IO nei device mobili sempre più potenti e rivoluzionari (la Intel RealSense™ ne è un esempio, per intenderci). Quest’ultima tendenza ci permette di esplorare modelli di interazione uomo macchina sempre più naturali e coinvolgenti; immagino che nel giro di anni, o forse mesi, ci troveremo ad interagire con i dispositivi in modo del tutto naturale e con modalità che per ora non riusciamo nemmeno ad immaginare (realtà aumentata, realtà virtuale, un mix di entrambe…). L’interazione con i device si trasformerà anche grazie al “wearable”: la tecnologia sarà sempre più indossabile e sempre più parte della nostra quotidianità.

 

Cosa saremo in grado di fare con la realtà aumentata su mobile? Per quali attività potrà essere impiegata?

Se fino a qualche anno fa ci trovavamo di fronte ad enormi dibattiti riguardo l’impatto che la realtà aumentata avrebbe potuto avere nel mondo reale e nella società, oggi la AR è diventata un argomento ‘mainstream’. Nel prossimo futuro la realtà aumentata ci darà la possibilità di avere accesso in tempo reale ad una mole enorme di informazioni, riguardo alle persone, alle cose ed ai luoghi che ci troveremo davanti agli occhi, guardando attraverso la cam del nostro dispositivo. I glass ne rappresentano un esempio emblematico.

Approcci di questo genere sono utilizzati da anni in ambiti di ricerca, ma stanno pian piano entrando a far parte anche della nostra vita di ogni giorno; video games, app di tipo medico, educational e per il marketing rappresentano solamente alcuni degli esempi di mondi che iniziano ad essere influenzati dalla AR.

In quest’ottica Intel gioca un ruolo fondamentale, in quanto, con processori sempre più potenti, con dimensioni ridotte ed a costi sempre più bassi, rende possibile la diffusione di dispositivi maneggevoli e ad altissime prestazioni; senza trascurare che Intel non fornisce solo l’hardware ma grazie alle sue librerie, compilatori ed ambienti di sviluppo mette nelle mani degli sviluppatori anche un impagabile know-how, senza il quale il nostro lavoro sarebbe assai più complesso.

Parlando poi di Intel ed AR non posso non rammentare la tecnologia Intel RealSense™, cioè la telecamera che, in poche parole, offre la possibilità di vedere il mondo in 3D, misurare le distanze degli oggetti che vengono posti davanti alla cam e riconoscerli. Insomma uno strumento che, grazie anche al suo sofisticato SDK (Software Development Kit), ci consente di interagire in modo naturale con la macchina.

RealSense

Come ti sei avvicinata al mondo dei developer?

Ho iniziato a muovere i miei primi passi nel mondo dello sviluppo durante gli anni dell’università (Matematica, a Camerino) occupandomi di fluidodinamica computazionale e sistemi ad alte prestazioni; ho continuato per qualche anno a dedicarmi all’analisi numerica ed alle simulazioni prima con il dottorato, a Firenze, e poi lavorando per alcune aziende sia italiane che straniere… insomma il mio destino da developer era segnato fin da allora; credo la si possa definire passione.

 

Hai avuto difficoltà nel tuo percorso?

Le difficoltà credo siano naturali e non nego (anche se non mi piace parlarne troppo) che in alcuni momenti ho sentito anche il peso di dover superare i luoghi comuni e aggirare le discriminazioni di genere; ho sempre cercato di scavalcare chi aveva pregiudizi… e alla fine è andata bene.

 

Perché così poche donne sviluppatrici in Italia?

Bella domanda!! Onestamente me la sono fatta diverse volte e credo che dipenda dal fatto che storicamente alcune discipline siano considerate tipicamente “maschili”, da stereotipi che vogliono le donne poco adatte ad attività che riguardino qualcosa di hardware (sia che stiamo parlando di motori o di computer) e più inclini ad aspetti inerenti le lettere o l’umanesimo o comunque legato alla “sensibilità”.

In un modo o nell’altro, si sono creati degli ambienti che sono più ospitali per alcune categorie e meno per altre.

 

Nel resto del mondo si assiste alla stessa tendenza?

Dallo sforzo che moltissimi grandi gruppi aziendali stanno facendo a livello internazionale per riuscire a colmare il “gender-gap”, mi sentirei di dire che questa non è una realtà solamente italiana… ma la bella notizia è che comunque il numero di donne nella tecnologia è in continua crescita!!

 

Che consiglio daresti ad una ragazza che sogna di diventare sviluppatrice?

“Courage and perseverance have a magical talisman, before which difficulties disappear and obstacles vanish into air” (John Quincy Adams).

In generale, seguire le proprie passioni credo sia il modo migliore per riuscire a tirare fuori il meglio di se’ e perseguire i propri sogni, indipendentemente dalle difficoltà e dagli ostacoli.

Studiare, approfondire, informarsi e poi ricominciare dall’inizio: fare il developer è imparare a risolvere problemi in un contesto tecnologico mutevole ed in continua evoluzione, c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare.

Infine, ricordare sempre che le imitazioni sono peggiori dell’originale, quindi evitare di emulare l’altro sesso: la diversity porta valore, non cercate di nasconderla!

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