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Tecnologia touchless: dall’immaginario del cinema a Intel® RealSense™

«Si devono usare le mani?». «Allora è un gioco da bambini!». Così in Ritorno al futuro – Parte II, due adolescenti visibilmente seccati si rivolgono ad uno sbigottito Michael J. Fox che desiderava sfoggiare la propria bravura alle prese col più classico sparatutto a pistola ottica (per la cronaca Wild Gunman della Nintendo). Ecco appunto, troppo classico, perché nel futuro le mani sono bandite, o meglio tutto avviene tramite gesti e soprattutto senza contatto.

Intel® presenta questa nuova modalità di interazione uomo-computer con la sua tecnologia RealSense™ dalle possibilità di utilizzo pressoché infinite, dal gaming alle applicazioni cliniche. Riconoscimento gestuale, facciale e vocale: l’interazione con i dispositivi diventa naturale, coinvolgente, e soprattutto senza tocco, realizzando ciò che finora avevamo potuto vedere soltanto sul grande schermo. Difatti, molti sono i film che hanno provato ad immaginare questa realtà prima che ognuno di noi potesse farne esperienza diretta. Alcuni pioneristici (Il tagliaerbe, regia di Brett Leonard), altri decisamente poco riusciti o addirittura dei veri e propri “scult” (Lost in Space – Perduti nello spazio, regia di Stephen Hopkins). Qui vi proponiamo una classifica di quelli che, per il loro esito artistico, il successo riscosso presso il pubblico e la loro voglia di sperimentare, ci sono sembrati i più significativi. Buona lettura e… keep in touchless.
 

1. Johnny Mnemonic
(di Robert Longo, USA 1995)

John Smith (Keanu Reeves) è un corriere di memoria: il suo cervello è un hdd dal quale ha rimosso gigabyte della sua infanzia per guadagnarsi da vivere facendo contrabbando di dati. Stavolta il carico è la cura alla NAS, “sindrome da attenuazione del sistema nervoso”, comunemente nota come “tremore nero”. In un futuro distopico, su di essa lucrano le multinazionali spalleggiate da un’organizzazione criminale di nome Yakuza. Per sfuggire ai suoi sicari, Johnny dovrà tentare un’incursione da manuale nella realtà virtuale. Con gli occhi bendati da un HMD (un curvilineo prozio del visore OculusRift) e le mani inguantate in comodi dataglove (una sorta di ProGlove per colletti bianchi), Keanu Reeves in tenuta da impiegato si infiltra nella rete manovrando mappe e sistemi d’accesso. Gli uomini della Yakuza rispondono al fuoco con il fuoco, e lo contrastano ad armi pari dando origine ad una lotta avveniristica tra stregoni dell’informatica. Dalla penna cyberpunk di William Gibson (anche sceneggiatore), è il fratello minore di Strange Days della Bigelow, uscito lo stesso anno. Salvatores prendeva appunti per il suo Nirvana, Lana e Andy Wachowski avrebbero risparmiato tempo sul casting di un personaggio di nome Neo.

2.Minority Report
(di Steven Spielberg, USA 2002)

La rappresentazione della modernità al cinema riparte da qui. Perché nonostante i meriti discutibili di questa ennesima visione firmata da Steven Spielberg (supportata da un testo rivisitato di Philip K. Dick), Minority Report vanta un comparto tecno-scenografico che, pur con maestri riconoscibilissimi, ha segnato l’immaginario facendo scuola alla fantascienza a venire. Incredibile l’apparato di tecnologie messe in campo per rappresentare la Washington del 2054: scansione oculare, autovetture autonome a levitazione magnetica, abitazioni automatizzate, quotidiani elettronici, pubblicità personalizzate, jet pack e repellenti insetti robot (tra le trovate più riuscite). Ma l’immagine che è entrata a buon diritto nella memoria collettiva è quella in cui vediamo John Anderton/Tom Cruise “spazzolare le immagini” (in originale “scrubbing the image”), ovvero manovrare a distanza una dinamica e ipertecnologica interfaccia multitouch triangolando slide video-fotografiche con degli speciali guanti a led. In sottofondo, solenne, l’Incompiuta di Schubert.
Il tutto ricorda molto da vicino quello che oggi la tecnologia Intel® RealSense™ consente di fare.

3. Iron Man 2
(di Jon Favreau, USA 2010)

I Marvel Studios sono sempre stati un ottimo banco di prova per testare nuovi dispositivi hi-tech. Ma con Tony Stark aka Iron Man ad inaugurare la nuova era del Marvel Cinematic Univers, il franchise assume un deciso cambio di rotta. Dotato di un esoscheletro forgiato in una speciale lega di oro e titanio, il capo delle Stark Industries (Robert Downey Jr.) è l’eroe più conservatore e innovativo d’America. Già nel primo capitolo lo avevamo visto palleggiare ologrammi nella sua villa di Malibu in compagnia del maggiordomo virtuale J.A.R.V.I.S. Ma stavolta le cose si complicano: Ivan Vanko (Mickey Rourke) vuole fargli la pelle; come se non bastasse, il palladio che lo tiene in vita inizia ad avvelenarlo. La soluzione è riposta in un diorama che riproduce la Stark Expo del 1974. Lavorando su un reticolato digitale estrapolato dal modello in scala, Tony Stark riesce a sintetizzare una nuova sostanza per mezzo di una futuristica e suggestiva sequenza di manipolazione. Ora è pronto per tornare all’attacco e, prima del secondo sequel, ad allearsi col supergruppo dei Vendicatori.

4. Black Mirror – 15 milioni di celebrità
(di Euros Lyn, UK 2011)

Creata dalla mente di Charlie Brooker, Black Mirror è una delle riflessioni più avanzate sugli scenari delle nuove tecnologie. Gli schermi dei nostri dispositivi (computer, tablet, smartphone) sono, quando spenti o in standby, specchi neri (da qui il titolo, complici gli Arcade Fire) che fagocitano l’umano. Ogni episodio è un saggio sulla contemporaneità, ma quello che qui ci interessa è l’incubo collocato al centro della prima stagione, una satira raggelante sugli inganni della società dello spettacolo e sul falso mito di riscatto sociale che alimenta la sua pornografia del sogno. Il giovane Bing proverà a scuotere il mondo con un frammento di verità, una scheggia di vetro che da arma della rivoluzione si trasforma nel pezzo da museo di una storia non scritta, perché, come dice davanti alle telecamere, è un “illusionista”. Ma prima del tragico finale lo vediamo aggirarsi in un mondo artificiale dal fascino opprimente totalmente contactless: con i movimenti della mano, Bing spreme la pasta del dentifricio, esegue transazioni commerciali, si sfoga giocando a uno sparatutto e gestisce il suo avatar, surrogato di un’umanità che non c’è più. In apertura una voce femminile canta gli Abba di I Have a Dream. Rimarrà tale.

5. Lei
(di Spike Jonze, USA 2013)

Dopo un quarto di film, Lei (Her) ha già sdoganato ogni aspettativa. Questa non è la storia di un uomo che si innamora di un sistema operativo, con la morale facile che la tecnologia può tutto ma non è capace di amare. È invece la storia di un individuo appartenente al genere umano, Theodore (Joaquin Phoenix), che costruisce una relazione sentimentale reale con una creatura della specie OS1, Samantha (Scarlett Johansson). In una Los Angeles futuristica e un po’ retro con computer senza tastiere ed elevati sistemi di riconoscimento vocale, il fiore all’occhiello è il videogioco con cui si intrattiene il protagonista, un’esperienza immersiva e senza schermi in cui Theodore comanda il proprio PG muovendo dito indice e anulare di entrambe le mani come se si trovasse davanti a un piatto di sashimi armato di bacchette. In questo universo ricreato nella cornice del proprio salotto, Theodore si relaziona direttamente con un paffuto e irriverente bambino extraterrestre che gli indicherà la strada per tornare a casa, nell’unico mondo che davvero gli appartiene. Offrendoci così una chiave di lettura significativa. Perché per quanto legittimati dalla loro intelligenza artificiale, gli OS, e così Samantha, non smettono di essere la risposta genetica di una solitudine che in loro viene alienata alla lettera. Caldo, dolorosissimo, straordinario.

A questo film The Creators Project, progetto nato da una partnership fra Intel e Vice, dedica un documentario diretto da Lance Bangs intitolato Her: Love In The Modern Age. Una cronistoria delle reazioni al film che si arricchisce delle riflessioni di scrittori, musicisti, attori (fra cui Olivia Wilde, James Murphy, Bret Easton Ellis) sull’amore e la modernità scandita dal progresso tecnologico.

In questa carrellata abbiamo visto come la tecnologia touchless al cinema abbia saputo in molti casi emozionare, adesso attendiamo la sua diffusione nel mondo reale, nella nostra vita quotidiana, per valutarla anche in ragione della sua funzionalità. A quanto pare – con Intel® RealSense™ – tutto questo avverrà molto presto.

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