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Neuron Guard, la start up italiana premiata a Berkeley

Neuron Guard

Neuron Guard è una start up italiana salita sul podio di Berkeley in California durante la finalissima dell’Intel Global Challenge, il concorso internazionale promosso da Intel per aiutare i giovani a sviluppare i propri business plan ed incoraggiare gli studenti con capacità imprenditoriali ad affrontare alcune delle sfide più pressanti del mondo attraverso la tecnologia informatica.

Intel Foundation ha assegnato infatti un totale di 100.000 dollari in premi in denaro, tra cui il gran premio di 50.000 dollari ad un team cileno e tre premi di 15.000 dollari per le squadre che, come appunto l’italiana Neuron Guard, hanno ottenuto il primo posto in una delle seguenti categorie: Internet, mobile computing e software; Informatica per l’innovazione sociale; e Internet delle cose e hardware.
È stato inoltre assegnato un premio di 5.000 dollari per i social media.

Abbiamo incontrato Mary e Enrico (rispettivamente Marketing Manager e CEO di Neuron Guard) e ci siamo fatti spiegare nel dettaglio il loro affascinante e utile progetto, una soluzione integrata per il trattamento, in loco e immediato, del danno cerebrale acuto che aiuta a prevenire perdite irreversibili di neuroni in seguito a ictus, arresto cardiaco o trauma cranico grave.

“La soluzione di Neuron Guard” ci dice subito Enrico “è in grado di fornire un immediato trattamento in loco per alcuni dei maggiori danni causati da ictus, infarto o trauma cranico.“Il nostro dispositivo” aggiunge Mary “è PORTATILE e quindi può essere usato immediatamente sul luogo dell’evento ed al tempo stesso riesce a fornire ipotermia mirata e controllata nell’area della testa mediante un apposito collare refrigerante”.

Dopo la splendida esperienza di Berkeley, Mary ed Enrico, sono tornati in Italia più carichi di quanto già non lo fossero e con un’agenda fittissima.

neuron guard icon

Alcune Domande

Come e da dove nasce l’idea e il progetto Neuron Guard?

“L’idea nasce da un’intuizione personale sulla base di un concetto medico già noto, appunto quello dell’ipotermia” – racconta Enrico Giuliani, medico specializzato in anestesia, rianimazione e terapia intensiva, con un’esperienza pluriennale nella Croce Rossa Italiana. “Per anni, grazie al mio lavoro e a un’esperienza personale, ho avuto modo di toccare con mano le conseguenze devastanti di tali patologie. Così un giorno mi sono detto: perché non portare l’ipotermia direttamente sul luogo dell’evento? Ho iniziato così a pensare a un dispositivo portatile, pratico e semplice da utilizzare, da poter installare negli ospedali e sulle ambulanze, depositando immediatamente una domanda di brevetto.

Come e perché avete partecipato all’Intel Global Challenge e quali vantaggi avete avuto?

Essendoci classificati al secondo posto nella Intel Business Challenge Europe, abbiamo avuto l’accesso diretto alle finali di Berkeley. Visto lo stadio di sviluppo della nostra startup, quella promossa da Intel è stata la prima competizione internazionale a cui abbiamo deciso di partecipare per riuscire a creare delle forti connessioni sia con Intel Corporation che con figure professionali di spicco ed esponenti chiave vicini al mondo delle startup, quali ad esempio alcuni importanti Venture Capitalist. Tra le più importanti attività svolte con la collaborazione di Intel  degne di nota sono sicuramente quelle di coaching, che ci hanno supportato nell’affinare il progetto Neuron Guard, identificando le principali criticità e proponendo soluzioni compatibili con l’attuale stadio di sviluppo del progetto stesso. Un esempio su tutti : delineare una strategia brevettuale competitiva ed interessante per un investitore, concentrandosi solo sui mercati di maggior interesse – in una parola un approccio lean alla tutela della proprietà intellettuale.

Non dimentichiamo poi che Intel Capital si è classificato al primo posto nel ranking “the top VC” per numero di exit operate nel 2013. Essere premiati in una competizione organizzata da loro ci ha concesso di avere un importante vantaggio: una forte visibilità mediatica internazionale che intendiamo sfruttare nel migliore dei modi possibili.

Entrambe le vittorie, all’ Intel Business Challenge Europe e all’ Intel Global Challenge,  ci hanno infine permesso di accedere alle maggiori testate giornalistiche nazionali e non solo, stimolando nuovi contatti di alto profilo. Per una startup, infatti, la visibilità positiva, diventa un asset aziendale al pari di proprietà intellettuale e know-how.

Per utilizzare il dispositivo sono necessarie delle competenze specifiche?

Il nostro collare si posiziona in un contesto in cui prima si interviene e maggiore è il patrimonio di neuroni che si riesce a preservare. Il collare deve rappresentare una sorta di paracadute che accompagna il paziente dal luogo dell’evento fino in ospedale, preservando il patrimonio di neuroni di cui dispone. Quindi, obiettivo primario è fare in modo che il nostro dispositivo possa essere utilizzato da personale medico e laico, non richiedendo necessariamente delle competenze specifiche.

Qual è la sfida più impegnativa da affrontare per trasformare un’idea in un progetto di business?

Sono diverse le sfide da affrontare. In primis, essendo il nostro progetto legato al settore biomedicale, l’ostacolo più alto è legato ai test preclinici e clinici per dimostrare l’efficacia terapeutica di un dispositivo medicale. In secondo luogo, occorre sicuramente circondarsi di persone esperte e motivate, pronte a dedicarsi con passione e determinazione all’idea, per poterla così trasformare in un’azienda di successo.

Quali difficoltà può incontrare in Italia un giovane che vuole brevettare e realizzare un dispositivo come il vostro?

Le stesse difficoltà che incontrerebbe in qualsiasi parte del mondo. Un dispositivo innovativo, soprattutto se medicale, è frutto della collaborazione di tanti professionisti diversi. Identificare e creare questo team è sicuramente una delle sfide più difficili.

Facciamo un salto nel futuro, dove sarà Neuron Guard nel 2018?

Nel 2018 Neuron Guard avrà una sede produttiva ben avviata in Italia e venderà il suo dispositivo in Italia, in Europa e negli Stati Uniti. Il fattore tempo in questi casi è fondamentale e abbiamo una vision ben chiara: posizionare il nostro collare in tutti i luoghi pubblici, affiancando il defibrillatore automatico esterno, così da intervenire nel minor tempo possibile.

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