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Le videocamere 3D possono permetterci di entrare nello schermo dei nostri computer?

Jason Johnson Freelance writer and editor

Era senza dubbio la mano di Lee Bamber sullo schermo, ma non era una mano qualsiasi. Sembrava composta da mattoncini di medie dimensioni, una mano Lego, forse.

Se riuscite a immaginare quel piccolo guanto bianco in cui a volte si trasforma il vostro mouse, ma in grande, che agita le dita e cerca di afferrare l’aria con la destrezza di una mano vera, era grosso modo questo.

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Bamber, uno sviluppatore software della britannica The Game Creators, abbassava lo sguardo dai suoi occhiali da un lungo podio di legno. Ha inventato queste mani computerizzate in modo da poter toccare gli oggetti dall’altra parte dello schermo del computer.

Sono state progettate per giocare ai videogame, per aprire le porte spingendole e per fare l’autostop nel mondo di un gioco, per afferrare uzi e coccolare Tamagotchi, ma anche per scolpire e dipingere opere d’arte digitali e per costruire giochi a mani nude, come un colono nella frontiera digitale.

“Iniziative come Intel RealSense ridefiniranno completamente il nostro modo di comunicare e dialogare con i nostri computer”, ha dichiarato Bamber all’Intel Developer Forum del 2014.

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Infatti queste minuscole videocamere utilizzano un paio di lenti per rilevare la profondità, così come ci vogliono due occhi per poter percepire la profondità.

In breve, il computer esegue una registrazione tridimensionale di noi stessi, in modo da poterci abbinare a un ambiente tridimensionale all’interno della macchina.

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A questo punto, la necessità di digitare con i tasti, di premere pulsanti su un gamepad e di far scorrere le dita su uno schermo touch inizia a venir meno, o almeno questo è il sogno.

Bamber crea motori di gioco, vale a dire strumenti che aiutano le persone a realizzare giochi. Spera di vedere utilizzati questi strumenti per grandi cose.

“Sotto molti aspetti, il controllo 3D diretto andrebbe oltre il mondo reale, dato che non siamo più limitati da vincoli fisici”, ha affermato. “Potremmo ingrandire a un livello microscopico, invertire la gravità o rallentare il tempo.”

Questi atti di creatività passano da Bamber ai progettisti di videogame fino ai giocatori, quindi Bamber è una specie di demiurgo del gioco.

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In un’e-mail di approfondimento, Bamber è diventato poetico sul futuro dell’interfaccia del computer, usando parole che hanno un che di donchisciottesco, un po’ come leggere fantascienza e non le parole di un ingegnere informatico con la parte sinistra del cervello ben sviluppata.

Bamber parla di un computer futuristico che si rende conto che state bevendo un tè tra un livello di gioco e l’altro e che sa che di solito vi occorrono 10 secondi per sorseggiarlo e posare la tazza, quindi utilizza quel tempo in modo intelligente per salvare.

Parla di un computer che memorizzerà tutte le posizioni delle vostre mani.

Sogna il giorno in cui entrerà in ufficio e inizierà a descrivere al computer il gioco che desidera realizzare, semplicemente parlando e indicando e, come per magia, eccolo lì.

Può sembrare inverosimile, ma dopo tutto si tratta dell’uomo che ha creato la mano fantasma.

Inoltre, un sognatore entusiasta con una predilezione per il futuro è proprio il genere di persona alla quale vorrete far progettare le opere d’arte avveniristiche di domani. È a questo punto che “passiamo dal mondo scrupoloso del controllo di tutto quanto vogliamo far fare ai computer al mondo in cui [i computer] iniziano ad aiutarci intuitivamente e a rendere la nostra vita un po’ migliore”, per dirla con parole sue.

Non è a questo che serve la tecnologia, a rendere le cose più facili in modo da permetterci di passare il tempo a sperimentarne di nuove?

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