All’avanguardia dell’innovazione

La tecnologia rende sostenibile l’abbigliamento

Prendete una T-shirt da una catena di negozi e probabilmente risulterà avvolta nel mistero. Le etichette non dicono molto. Da dove arriva esattamente questa maglietta, quante risorse sono state impiegate nella sua produzione e chi erano le persone che ci hanno lavorato?

Gli acquirenti iniziano a pretendere delle risposte, e questo stimola il cambiamento. Le innovazioni tecnologiche in tutta l’industria dell’abbigliamento stanno rendendo più facile introdurre la tracciabilità, l’energia rinnovabile e la trasparenza in quello che un tempo era un processo operativo segreto. La moda sta finalmente prendendo un taglio sostenibile.

È importante conoscere la provenienza delle cose

“È importante conoscere la provenienza delle cose e come sono fatte e – se possibile – scoprire quali sono le norme etiche applicate”, ha affermato Rob Drake-Knight, co-fondatore del marchio britannico di eco-fashion Rapanui.

Insieme al fratello Martin ha avviato la sua società nell’isola inglese di Wight, con un capitale iniziale proveniente dai loro risparmi estivi, oltre a un paio di scatoloni di T-shirt.

http://youtu.be/j_pjWp-kpko

Martin ha studiato ingegneria delle energie rinnovabili, quindi i due fratelli hanno applicato queste conoscenze alla loro attività commerciale in crescita.

La fabbrica Rapanui in India si procura l’energia direttamente da una centrale eolica e la sua fabbrica locale collabora con la società di consulenza energetica britannica Good Energy, che si approvvigiona da impianti eolici, solari e idroelettrici.

“Per noi è davvero importante dire la verità, perciò abbiamo deciso di creare mappe di tracciabilità”, ha affermato Drake-Knight. Una mappa interattiva di Google sul sito di Rapanui mostra dove si trovano le centrali eoliche in India, l’impianto di taglio e cucito e il tragitto delle spedizioni.

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Gli indumenti di base utilizzati da Rapanui per creare i suoi modelli sono realizzati con materiali sostenibili, come plastica riciclata e cotone biologico certificato. Anche passare a nuove stampanti ha permesso di conservare risorse. Ora la società utilizza la tecnologia DTG (Direct to Garment, stampa diretta su tessuto), che sostanzialmente stampa gli ordini su richiesta.

“Non si sprecano scorte”, ha spiegato Drake-Knight.

Quando si parla di sostenibilità e abbigliamento, viene citata anche Patagonia. La società di abbigliamento outdoor viene considerata leader nella responsabilità ambientale e sociale. Invece di schivare problematiche complesse, la società le affronta di petto.

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Agli inizi del 2012, Patagonia ha pubblicato un annuncio pubblicitario che recitava: “Diciamolo: non esiste una muta subacquea ecologica”, in merito alla decisione della società di non utilizzare bambù nelle mute. Ma la ricerca di un’alternativa davvero ecologica al neoprene ricavato da petrolio o pietra calcarea non è mai stata interrotta.

Ora le mute contengono un materiale esclusivo realizzato da Yulex Corporation e ricavato da una pianta tipica delle zone desertiche, resistente e rinnovabile che si chiama guayule.

http://youtu.be/oqy6nq4p_lU

La società si è inoltre impegnata a rendere trasparente la propria catena di fornitura, grazie a iniziative come Footprint Chronicles, che segue gli impatti sociali e ambientali della linea di produzione di Patagonia.

Più di recente, l’azienda di abbigliamento ha reso tracciabile al 100% la piuma ricavata da oche e anatre mai sottoposte a spiumaggio da vive né ad alimentazione forzata. I controlli iniziano nelle strutture in cui gli uccelli sono allevati per depositare le uova.

http://youtu.be/pEi3oczl7s4

Le risorse impiegate

Le stime sulla quantità di acqua necessaria per realizzare un capo di abbigliamento sono molto variabili, ma il WWF ha riferito che possono occorrere 2.700 litri per produrre una sola T-shirt di cotone. CO2Nexus vuole arginare questo flusso.

La loro lavorazione utilizza biossido di carbonio che scorre in un filtro e viene pompato in una camera che somiglia a un’enorme lavatrice. Una volta all’interno, i capi possono essere puliti, tinti o impermeabilizzati in base all’applicazione necessaria, secondo il responsabile marketing di CO2Nexus Brit Gibson.

http://youtu.be/Fx03VCU35MM

Il biossido di carbonio liquido viene quindi espulso dalla macchina mentre sporco, detergenti o soluzioni vengono filtrati.

“Ricicliamo il biossido di carbonio in vasche di ritenzione”, ha spiegato Gibson. “È veramente semplicissimo”. Il team di ingegneri della società sta svolgendo ricerche per trovare alternative bio alle sostanze chimiche utilizzate per la lavorazione industriale dei capi di abbigliamento. Attualmente stanno collaudando la loro tecnologia e preparandone la commercializzazione.

Ora che si rende conto di tutte le risorse che vengono generalmente utilizzate per realizzare un paio di jeans o una camicia, Gibson vede l’abbigliamento sotto una nuova luce.

“È stato molto illuminante”, ha affermato. “Ora guardo il mio guardaroba in un modo completamente diverso”.

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