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La luce migliora l’umore dei bui mesi invernali

La stagione invernale influisce profondamente sui livelli di energia, i cicli del sonno e lo stato d’animo umano. Molte persone possono cadere in uno stato depressivo più profondo denominato Disturbo affettivo stagionale (SAD, Seasonal Affective Disorder), caratterizzato da isolamento sociale e senso di spossatezza. Trascorrere tempo di qualità con luci intense può essere il rimedio ideale.

In Svezia, Paese in cui si stima che un milione di persone sia affetto da SAD, la stagione è davvero buia. Lo scorso dicembre la media giornaliera di luce solare è stata inferiore a un’ora.

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“Abbiamo avuto un autunno caldo con molta pioggia e persino più ore di buio rispetto a un anno normale”, ha affermato Agneta Filén, direttore marketing presso Umeå Energi. Recentemente la società energetica svedese ha lanciato un progetto per contribuire a riportare un po’ di luce.

Umeå Energi ha installato 140 luci a soffitto fluorescenti ad alto rendimento luminoso in diverse classi e presso la caffetteria della scuola superiore di Dragonskolan, frequentata da 2.000 studenti. Prima ancora, nel 2012, la società era stata al centro dell’attenzione per un progetto che prevedeva l’installazione di luci nelle pensiline degli autobus locali.

Filén spiega che da quando Umeå Energi è diventata una società municipalizzata, ha voluto fare qualcosa per i cittadini. Le luci installate nelle aule sono inoltre alimentate da elettricità acquistata presso fonti completamente rinnovabili.

Secondo il parere del dottor Alfred Lewy, pioniere nella ricerca sulla SAD e professore emerito di psichiatria presso la Oregon Health & Science University, la configurazione terapeutica svedese differisce dalla normale fototerapia per i pazienti affetti da SAD.

Sempre secondo Lewy, in genere la fototerapia consiste nello stare seduti davanti a una scatola di luce fluorescente nel corso della mattina per una durata di tempo specifica. Lewy ha studiato gli effetti della luce intensa sui ritmi biologici tra gli ultimi anni Settanta e i primi anni Ottanta, con altri ricercatori tra cui il chimico Sanford Markey e lo psichiatra Norman Rosenthal, colui che ha coniato l’acronimo SAD.

Nel corso dei loro studi, i ricercatori hanno riscontrato che le luci intense possono avere un effetto terapeutico sui pazienti affetti da SAD. Un luce simile a quella primaverile ne ha effettivamente modificato gli orologi biologici.

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Erroneamente si pensa che la fototerapia comporti l’impiego di lampade da serra o a spettro completo, ma le lampadine fluorescenti non contengono la luce ultravioletta, potenzialmente pericolosa. Lewy afferma che, a distanze calibrate, le lampadine possono produrre in genere da 2.000 a 10.000 lux e sono tra le meno costose sul mercato.

Ciascuna scatola di luce contiene diverse lampadine fluorescenti a luce fredda protette da un diffusore di plexiglas. “La distanza degli occhi dall’impianto luminoso è assolutamente critica”, spiega Lewy. “Lo si guarda da un angolo, ad esempio da un lato, e si fanno scorrere gli occhi da una parte all’altra per qualche secondo, un paio di volte al minuto”. Questa attività dura tra 30 e 120 minuti, a seconda della terapia.

In Svezia le lampade fluorescenti sono posizionate sul soffitto. Secondo Lewy, la distanza può impedire alle persone in classe di ricevere una luce sufficientemente intensa.

“Si sarebbe dovuti andare a livello degli occhi con un esposimetro e verificare l’intensità della luce per conoscere l’eventuale capacità di influire sui ritmi circadiani”, ha spiegato.

Michael Terman è professore di psicologia clinica in psichiatria presso la Columbia University e un esperto nelle terapie ambientali. È stato coautore del libro “Reset Your Inner Clock” (Reimpostate il vostro orologio interno), pubblicato nel 2013.

Come Lewy, Terman ha espresso il suo scetticismo sull’allestimento nelle aule svedesi e ha messo in dubbio che l’installazione risultati ottimale per modificare i ritmi circadiani.

“Il comportamento nelle aule scolastiche offre tempi di esposizione molto variabili”, ha affermato. “Non voglio certo dire che l’applicazione di Umeå sia necessariamente inefficace, ma la sua componente placebo è probabilmente molto alta”.

Sebbene molte persone si sentano più attive in presenza di luci intense, il meccanismo esatto non è ancora noto. Come scienziato, Lewy ha affermato che il suo approccio è stato quello di svolgere studi controllati con placebo e cercare meccanismi biochimici e fisiologici.

D’altro canto, come medico, Lewy ha affermato di non essere contrario agli effetti placebo nel momento in cui non producono danni alle persone o costituiscono una spesa significativa. “Se vi fa sentire meglio, dovreste farlo”.

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