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I Millennial e il ritmo accelerato della Legge di Moore

Cinquant’anni fa, Gordon Moore decide di tracciare in un grafico il rapido tasso di incremento delle prestazioni dei chip semiconduttori… e finisce così per scoprire il ritmo del mondo moderno. Si tratta di un ritmo accelerato, che i nativi digitali percepiscono senza conoscerne la causa.

Quello che Moore illustra per la prima volta in un articolo pubblicato il 19 aprile del 1965 nella rivista Electronics diventa noto come «Legge di Moore» solo un decennio più tardi. Rimane argomento di interesse prevalentemente all’interno del settore dei semiconduttori fino alla fine degli anni ’80, quando le implicazioni di questa legge iniziano ad espandersi nel resto del settore dell’elettronica. Dall’inizio del XXI secolo, l’impatto della Legge di Moore rientra nel discorso quotidiano, così come diciamo che la tecnologia ha consentito all’uomo di atterrare sulla Luna e che i personal computer sono ormai uno strumento fondamentale per imparare e per costruirsi una carriera.

La Legge di Moore ha seguito questo straordinario percorso non solo per la suo originalità, come moda passeggera o per come è stata pubblicizzata, ma anche perché si è rivelata lo strumento più efficace per prevedere le nuove generazioni di chip, l’innovazione della tecnologia e anche i cambiamenti sociali e culturali dell’ultimo mezzo secolo.

Questo risultato è stato ottenuto nonostante lo scetticismo e i dubbi sulla sua durata, espressi anche dallo stesso Moore. No, non si tratta in realtà di una legge scientifica, ma più che altro un contratto sociale tra il settore dei chip e l’economia mondiale.

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Eppure, contro ogni pronostico e sfidando tutte le previsioni di una sua fine imminente, la Legge di Moore continua a perdurare, guidando il progresso delle arti e delle scienze, oltre a nuove esperienze umane come la realtà aumentata e quella virtuale. Si potrebbe dire che le voci sulla fine di questa legge siano state enormemente esagerate, perché invece continua a essere più che valida. Il raddoppio storico delle prestazioni dei chip ogni diciotto mesi può essere rallentato fino a dimezzarsi, ma anche i più pessimisti ora accettano l’idea che continueremo a seguire questa tendenza nel prossimo decennio e oltre.

Se le recenti rivoluzioni nei transistor a livello atomico, nella nanotecnologia e nei computer biologici si dimostrano produttive, la Legge di Moore potrebbe continuare a dettare il ritmo dell’innovazione della tecnologia per i prossimi decenni. Forse tra un migliaio di anni la nostra epoca verrà ricordata per la sorprendente fioritura dell’innovazione e dell’imprenditorialità. La Legge di Moore potrà facilmente diventare l’Era di Moore.

Queste previsioni hanno enormi implicazioni per i giovani che iniziano ad affacciarsi nel mondo del lavoro, i cosiddetti Millennial (o generazione Y). Diverse generazioni non hanno mai conosciuto un mondo non definito dalla Legge di Moore. I social network e gli smartphone sono semplici accessori utili per i giovani di questa generazione, che sembrano affascinati da droni, robot, stampa 3D senza capire come queste tecnologie siano strettamente legate alla Legge di Moore.

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I Millennial possono non essere consapevoli o interessati al 50° anniversario della Legge di Moore, ma il loro futuro dipenderà da questa legge in modo molto più deciso rispetto a qualsiasi generazione precedente. Le loro carriere cresceranno e crolleranno a seconda della posizione che raggiungeranno sulla curva di un’equazione concepita durante l’amministrazione del Presidente Lyndon B. Johnson.

Sarà difficile seguire questa curva. Il ritmo al raddoppio della Legge di Moore è sempre stato brutale. Può essere identificato come causa di almeno il 90% del tasso di mortalità delle aziende di elettronica. Eppure, a suo credito si può dire che presenta ogni sei mesi una nuova ondata di opportunità imprenditoriali.

Mentre molti hanno provato soggezione nei confronti di social network, smartphone e della crisi globale delle banche del 2008, la nuova generazione di nativi digitali cresce senza sapere niente della rivoluzione da svariati trilioni di dollari che si è verificata negli ultimi quarant’anni nel campo di semiconduttori, computer, comunicazioni e Internet. In questo periodo, la Legge di Moore ha influito su vari settori, anche trasformandoli, che oggi impongono ai Millennial di essere pensatori ben istruiti, svelti e flessibili, in grado di gestire la complessità e la concorrenza in rapido cambiamento come mai prima d’ora.

Gli strumenti e le piattaforme per questa nuova concorrenza iniziano già a emergere. Peter Diamandis e Salim Ismael hanno di recente scritto un paio di libri per descrivere le «organizzazioni esponenziali», ossia ambienti di lavoro del prossimo futuro che cresceranno a ritmi 10 volte più veloci rispetto alle attuali aziende di maggiore successo.

Gli ambienti diventeranno infatti quasi interamente virtuali, abbandonando tutto ciò che ostacola l’operatività, come ricerche sui prodotti, progettazione, produzione, marketing e forza di vendita. Queste attività che vengono tipicamente svolte internamente verranno affidate all’esterno ed eseguite in sedi non aziendali oppure riassegnate ai clienti stessi.

Sarà necessaria una grande capacità di adattamento per tenere il passo con la Legge di Moore mentre accelera fino a velocità elevatissime.

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Crowdsharing, crowdfunding, bitcoin, finanziamenti in micro-imprese, cloud computing e big data sono stati i primi tentativi, con vari gradi di successo, di adottare la fase successiva della Legge di Moore, l’accelerazione del metronomo.

Come sempre, questo nuovo ritmo influenzerà la cultura in senso lato. La Legge di Moore ha sempre portato alla demassificazione: computer mainframe giganti diventano smartwatch, mentre organizzazioni enormi, con integrazione verticale, vengono sconfitte da piccole realtà.

Oggi le strutture rigide di comando e controllo vengono spesso sostituite da alleanze adattabili e di breve durata, in un mondo sempre più competitivo di «nemici-amici». Questo processo riguarderà ogni aspetto della società, trasformando il futuro in territori inesplorati.

L’imprenditore e venture capitalist Peter Thiel ha già messo in dubbio il valore dell’istruzione universitaria e la Khan Academy, tra altre università online, offre un’alternativa. Gli ospedali perdono importanza a favore del monitoraggio della salute personale. Anche il cervello umano verrà sfidato dall’intelligenza artificiale, che registra continui miglioramenti grazie al ritmo persistente della Legge di Moore.

Grazie alla Legge di Moore, oggi tutto è in gioco. I Millennial si trovano di fronte a una delle più straordinarie opportunità rispetto a qualsiasi altra generazione, quella di ridefinire completamente il mondo in cui vivono. Considerando che la Legge di Moore potrebbe terminare nel corso della loro vita, i Millennial dovranno lottare più duramente rispetto ai loro predecessori per mantenerla in vita e a loro vantaggio.

La buona notizia è che i giovani delle nuove generazione sembrano già pronti per questa sfida, anche se inconsciamente, in quanto sembrano rivolgere la loro attenzione in modo molto più profondo alle gare di robotica, alle fiere dei maker, ai droni e ad altre forme di apprendistato tecnologico.

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Avendo vissuto l’intera vita al ritmo della Legge di Moore, sembrano percepire che è arrivato il momento di premere l’acceleratore. Se i Millennial non lo hanno ancora capito, lo faranno presto: vivono un momento storico speciale, grazie a un uomo pacato con un impegno irremovibile verso un destino di verità scientifica.

Non si tratta solo di aver formulato per primo la Legge di Moore (in realtà anche altri come Doug Engelbart e il partner di Moore Robert Noyce avevano già identificato la stessa dinamica), perché Moore è andato avanti e ha cofondato Intel, applicando il ritmo competitivo di questa legge all’intero settore dei semiconduttori, e da qui a tutto il mondo.

Per l’immensa opportunità che viene loro offerta, i Millennial dovrebbero impegnarsi a comprendere cosa ha spinto Moore a superare continuamente sé stesso con qualcosa di meglio. Questa spinta è già innata nei Millennial e probabilmente continuerà a esserlo nelle nuove generazioni.

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