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I dispositivi elettronici possono sostituire i cani guida per i non vedenti?

Kurt De Buck Writer

«Santo cielo, guarda che dita dei piedi lunghe, sono proprio come quelle di Tommy… Sai, penso che abbia preso il naso da me», dice Kathy Bleitz ad Aksel, il suo bambino appena nato, sdraiata su un letto in sala parto.

Una mamma che va in estasi per il suo bimbo appena nato non è una novità. Ma questa situazione è decisamente unica perché la ventinovenne canadese Kathy Bleitz non si limita a vedere il suo bambino per la prima volta. È la prima volta in vita sua che vede un bambino.

Kathy ha la malattia di Stargardt da quando aveva 11 anni. Si tratta di una degenerazione ereditaria della macula che causa una perdita progressiva della vista. La malattia colpisce un bambino su 10-20.000, di solito di età compresa tra gli 8 e i 12 anni.

La neomamma non è completamente cieca, ma ha perso quasi completamente la visione centrale. Per chi è affetto dalla malattia di Stargardt, è come avere una macchia permanente davanti agli occhi che oscura tutto quel che si trova al centro del campo visivo. Questo significa che le persone affette da questa malattia non sono in grado di riconoscere i volti perché li percepiscono senza forma, come oggetti sfocati.

Allora come mai Kathy è riuscita a vedere il piccolo Aksel?

Grazie a un dispositivo che si chiama eSight Eyewear. Questo pratico apparecchio combina una videocamera, un display OLED e un computer. Il dispositivo viene indossato come se fosse un paio di occhiali. Cattura un’immagine e la mostra in tempo reale davanti agli occhi di chi lo indossa. Al tempo stesso, eSight ha tutte le caratteristiche di un buon display: zoom 14x, regolazione del contrasto e simili.

Purtroppo, l’eSight Eyewear ha anche qualche svantaggio: è grande e costa circa 15.000 dollari. La buona notizia è che si tratta di due problemi che possono essere risolti. Vi ricordate il prezzo e le dimensioni dei primi cellulari? Man mano che la tecnologia si è sviluppata, le loro dimensioni si sono ridotte e sono diventati meno costosi. Si spera che lo stessa accada per questi rivoluzionari occhiali.

Per quanto riguarda Kathy Bleitz e suo figlio, ABC News ha riferito che stanno benone tutti e due.

Gli occhiali eSight non sono a buon mercato: costano 15.000 dollari. Tuttavia, l'azienda sta lavorando con il governo per consentire ai pazienti meno benestanti di finanziarne l'acquisto.
Gli occhiali eSight non sono a buon mercato: costano 15.000 dollari. Tuttavia, l’azienda sta lavorando con il governo per consentire ai pazienti meno benestanti di finanziarne l’acquisto.

Non è l’unica soluzione per non vedenti e ipovedenti. Nel Regno Unito, il progetto Cities Unlocked coinvolge, tra gli altri, Microsoft, l’azienda produttrice di auricolari AfterShokz e un programma governativo denominato Future Cities Catapult.

Questa cooperazione ha portato alla creazione di un congegno che unisce un set di auricolari con tecnologia per la conduzione ossea (che converte le onde sonore in vibrazione) a un accelerometro, una bussola, un giroscopio, un modulo GPS e a uno smartphone.

Ecco come funziona: chi lo indossa utilizza il proprio smartphone per iniziare il percorso stabilito in città. Se l’utente si muove nella direzione giusta, gli auricolari emettono un segnale continuo. Quando invece esce dal percorso stabilito, il dispositivo emette un rumore specifico. Perché i suoi inventori non hanno dotato il dispositivo di normali auricolari? Per permettere al dispositivo di ricevere anche il suono ambientale.

Ma non è tutto: l’utente può anche ricevere informazioni sugli incroci, essere avvisato in presenza di strade con rami degli alberi bassi, auto parcheggiate vicino al marciapiede, ricevere informazioni sull’epoca degli edifici che oltrepassa o promozioni nei negozi dietro l’angolo. Tutto questo è possibile grazie alla connessione wireless tra il dispositivo e le sue mappe online.

Un’altra soluzione è stata introdotta da Intel. Nel corso della presentazione dei nuovi prodotti da parte dell’azienda al Consumer Electronics Show di Las Vegas, il CEO di Intel Brian Krzanich ha offerto una dimostrazione dell’utilizzo della videocamera 3D RealSense, che potrebbe essere non solo il futuro dell’home computing, ma fornire anche una soluzione ai problemi dei disabili.

In breve, la tecnologia 3D RealSense è stata creata per rendere i dispositivi che ci circondano più simili agli umani. Le videocamere 3D RealSense rispondono ai gesti dell’utente in tre dimensioni e sono in grado di rilevare la profondità. Come spiega Intel, questo è possibile «grazie a tre componenti: una videocamera tradizionale, una videocamera a infrarossi e un proiettore laser a infrarossi, utilizzate per rilevare la luce infrarossa che viene rifratta dagli oggetti situati davanti al dispositivo».

Quindi i progettisti di Intel hanno pensato: «D’accordo, abbiamo un dispositivo in grado di catturare perfettamente tre dimensioni. Ci sono disabili che vogliono spostarsi in modo sicuro in queste dimensioni. Proviamo a mettere tutto insieme. Uhm, o forse manca qualcosa? Tipo… una giacca?»

Il filo di questi pensieri ha portato a un nuovo capo di vestiario, che, grazie alle videocamere 3D RealSense integrate, «vede» il mondo al posto dell’utente. Le videocamere creano un’immagine della strada o della stanza e forniscono all’utente informazioni sull’ambiente attraverso le vibrazioni.

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Darryl Adams in abbigliamento RealSense

Per mostrare come funziona la giacca, Brian Krzanich è stato aiutato da Darryl Adams, un dipendente di Intel a cui è stata diagnosticata la retinite pigmentosa 30 anni fa.

«Questa invenzione mi dà un senso di comfort e di sicurezza che non provavo da molto, molto tempo», ha dichiarato Adams durante la presentazione.

L’invenzione sembra promettente, specialmente perché Brian Krzanich vuole che questa tecnologia sia disponibile per tutti. L’unico aspetto sul quale Intel deve lavorare è il senso estetico, dato che il modello a Las Vegas sembrava un po’ più grasso di quanto non fosse in realtà!

Tutti i concetti e le tecnologie appena descritti sono incredibili e preziosi, ma nessuno di loro suscita tanto entusiasmo quanto l'”occhio bionico”, progettato per aiutare i pazienti affetti da retinite pigmentosa. Date un’occhiata voi stessi al video qui sotto:

Avete appena visto una persona che, grazie alla scienza, è riuscita a percepire la luce per la prima volta in 10 anni.

Allen Zderad, un sessantottenne del Minnesota, ha iniziato a perdere la vista 20 anni fa. La retinite, associata al deposito di pigmento nella retina, è incurabile, ma non sempre comporta seri problemi di vista.

Purtroppo, nel caso di Allen la malattia si era diffusa a tal punto da fargli perdere la vista dieci anni fa. Dato che era in grado di percepire soltanto sorgenti luminose potenti, era stato costretto ad abbandonare la professione di farmacista. Ma il lato peggiore della sua malattia era non riuscire a vedere la sua famiglia: la moglie Carmen e i loro 10 nipoti. Uno dei suoi nipoti è stato il motivo per cui Allen è riuscito a usare l’«occhio bionico».

Il dottor Raymond Lezzi della Mayo Clinic di Rochester aveva visitato il nipote di Allen. Al ragazzo era stata diagnosticata una retinite allo stadio iniziale (infatti si tratta di una malattia ereditaria). Parlando, risultò che il nonno del ragazzo sarebbe stato un candidato perfetto per la sperimentazione clinica della nuova invenzione. Subito dopo, Zderad diventò la 15° persona negli Stati Uniti a provare questo miracolo della medicina.

L’occhio bionico è una specie di protesi oculare. La retinite distrugge i fotorecettori della retina e quindi il compito del dispositivo è quello di sostituirli inviando segnali luminosi direttamente al nervo ottico, bypassando la retina danneggiata.

Perché il dispositivo funzioni, nell’occhio del paziente viene impiantato chirurgicamente un piccolo chip dotato di elettrodi. La tecnologia comprende inoltre un piccolo computer mobile indossato dal paziente e degli occhiali speciali dotati di una videocamera che invia al computer l’immagine video registrata. Il computer analizza ed elabora i segnali e quindi comunica con l’impianto posizionato nell’occhio. Gli elettrodi dell’impianto inviano il segnale al nervo ottico, consentendo al cervello di interpretarlo come immagine.

Per quanto straordinario, il dispositivo non è ancora perfetto. I pazienti ricevono un’immagine molto pixellata. Sono però in grado di riconoscere i contorni e le forme umane, di percepire la luce che entra nella stanza da una finestra, di vedere la luna piena o, nel caso di Allen, di riconoscere una persona cara. Grazie al suo nuovo occhio, Zderad è riuscito a vedere la moglie.

«È stato facile! Era la persona più bella della stanza», ha commentato Allen. E in un attimo, la tecnologia cambia una vita in meglio.

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