All’avanguardia dell’innovazione

Gli effetti speciali cinematografici prendono vita in teatro

Dean Evans Technology Writer Twitter

Una rivisitazione digitale di Ariel, lo spirito dell’aria, è pronta a stupire il pubblico in sala.

Se pensate che gli effetti speciali generati dal computer siano adatti solo ai film di successo commerciale, la produzione teatrale 2016 della Tempesta della Royal Shakespeare Company (RSC) potrebbe sorprendervi.

Grazie alla collaborazione con Intel e The Imaginarium Studios – lo studio di performance capture co-fondato dall’attore Andy Serkis e da Jonathan Cavendish – la RSC ha voluto reinventare il racconto epico di Shakespeare in modo da entusiasmare e sorprendere il pubblico del XXI secolo. La sfida consisteva nell’impiegare la tecnologia più recente per creare qualcosa che il pubblico del teatro dal vivo non avesse mai visto prima.

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Per la prima volta in assoluto, la rivisitazione digitale di Ariel, lo spirito dell’aria nonché uno dei personaggi principali della Tempesta, calcherà il palcoscenico. E a differenza dei film e dei videogame che si affidano alla post-produzione per il rendering e l’integrazione, in questa produzione l’avatar di Ariel reciterà sul palcoscenico insieme ad attori in carne ed ossa in tempo reale.

“Dal momento che Ariel non è di questo mondo, possiamo davvero scatenare l’immaginazione”, ha affermato Sarah Ellis, Head of Digital Development di RSC. “Possiamo fare cose impensabili in passato riguardo alla rappresentazione di questo personaggio dal vivo, sul palcoscenico. Possiamo renderlo molto piccolo o grande come il palcoscenico, grazie alla tecnologia che utilizziamo”.

Interpretati da un attore che indossa un costume per motion capture, i movimenti di Ariel sono acquisiti da sensori che rilevano l’inerzia, renderizzati tramite due server basati su processori Intel® Xeon® e quindi proiettati sulla scena come un avatar generato dal computer.

Durante l’opera di Shakespeare, Ariel assume diverse forme magiche, seguendo gli ordini di Prospero e può “volare, nuotare, tuffarsi nel fuoco, cavalcare sulle ricciute nubi…”. Utilizzando la più recente tecnologia digitale, l’Artistic Director Gregory Doran e il Director of Design Stephen Brimson Lewis della RSC, insieme con i team di produzione e digitale, hanno scoperto di poter interpretare letteralmente i trucchi dello spirito.

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“All’inizio non avevo idea di come potesse essere straordinario dar vita alla figura di Ariel usando la tecnologia”, ha affermato Doran. Ad esempio: “Ariel dice di poter tuffarsi nel fuoco, dividersi in tre e cavalcare sulle ricciute nubi. The Imaginarium mi disse: ‘Bene, cosa ne pensi di un avatar che prende letteralmente fuoco?’ E così l’abbiamo sviluppato”.

Nell’Atto III, Ariel assume le sembianze di un’arpia vendicativa, un animale mitologico rappresentato nel mito classico come un uccello dalle sembianze femminili.

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“Abbiamo discusso di come rendere le sembianze dell’uccello e quale utilizzare: un corvo o un grande marabù o un’aquila”, ha spiegato Doran. “Ma poi qualcuno ha mostrato un filmato in cui un branco di sgombri sembrava impersonare uno squalo”.

In questo effetto il branco sembrava un unico, enorme pesce piuttosto che un milione di piccoli pesciolini.

“Abbiamo usato questa idea per l’arpia, che appare come uno stormo di uccelli che si uniscono per formare un’unica entità”.

La Tempesta è sempre stata un’opera spettacolare, un connubio tra arte e tecnologia. Negli anni, le produzioni più fantasiose hanno fatto ricorso a botole, trapezi, pulegge e meccanismi di sollevamento, macchine della nebbia, laser, tavolini girevoli e fuochi artificiali per creare effetti straordinari. E anche per dare un tocco di magia. Nella produzione della RSC del 2006, l’arpia di Ariel si sollevava in modo inquietante dal corpo di una balena morta.

Una cosa è certa: le possibilità creative rese possibili dalla tecnologia digitale sono immense.

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“E non solo solo direttori e progettisti a pensare ‘Oh, posso farlo [digitalmente]’”, ha affermato Doran. “Ma anche gli scrittori, che pensano: ‘È interessante, non devo sentirmi limitato da ciò che possiamo fare con due tavole e tanta passione!’ Con una tecnologia come questa, ritengo che possiamo trovare moltissimi altri modi per dar vita a nuovi generi teatrali”.

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