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Fotoreportage e Smartphone: l’importanza di zoomare in una storia

La fotografia sta passando dall’essere un’arte per pochi, che necessitava di grandi competenze tecniche e di materiali costosi per essere affrontata, al diventare un passatempo sempre più comune. Grazie a tecnologie sempre più economicamente abbordabili e strumenti quali i social network per esporre i propri “capolavori”, i fotografi amatoriali si sono moltiplicati, alcuni con risultati davvero straordinari.

La fotografia con lo Smartphone è oggi la più immediata, semplice, potente. Permette di catturare momenti in modo rapido e sempre più qualitativamente avanzato. Per questo anche molti fotografi professionisti hanno ormai sdoganato l’uso di questo strumento, e hanno creato capolavori degni della più costosa Reflex.

È il caso dei fotografi di Shoot4Change, associazione no profit, fondata dall’italiano Antonio Amendola, che riunisce fotografi amatoriali e professionisti per dedicare parte del proprio tempo a reportage umanitari per ONG e organizzazioni sociali.

Ma come scattare fotoreportage autentici, intensi, densi di significato, che possano regalare emozioni pari a quelle dei grandi fotografi internazionali, anche utilizzando strumenti semplici ed alla portata di tutti come uno smartphone? Secondo Antonio Amendola, il segreto è zoomare. Ed avere un buono Smartphone tra le mani per farlo.

La sua intervista per iQ Italia lo chiarisce senza alcun dubbio:

 

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“Da lontano molte storie sembrano uguali. Ma bisogna entrarci. Avvicinarsi, zoomare.

E’ un principio che vale un po’ per tutto. Dai processi didattici alla fruizione delle news (dal titolo alla lettura dell’articolo); dalla navigazione alla fotografia.

Ecco, la fotografia.

Confesso di essere principalmente un “fotografo da grandangolo”. Difficilmente abbandono un punto di vista allargato nelle mie inquadrature. E questo sostanzialmente per due motivi, anzi tre.

Innanzitutto mi piace raccontare una storia con una singola immagine, cercando di comporre in una sola inquadratura tutti gli elementi narrativi. Secondo, è più facile. E questo gioca un ruolo non secondario quando si scatta velocemente in situazioni che richiedono rapidità di sguardo e scatto (che siano scatti di guerra o di sport la sostanza non cambia).

Terzo, quando si scatta con uno smartphone – si sbatte contro un limite tecnico e tecnologico fino ad oggi invalicabile: la qualità delle ottiche.

E’ vero, da anni non faccio che ripetere che il contenuto di un’immagine è più importante della sua qualità oggettiva. Ma è altrettanto vero che zoomare in maniera digitale vuol solitamente dire degradare l’immagine e perdere importanti elementi che viceversa avrebbero potuto contribuire a rendere ancora più potente quella storia.

Un contenuto importante, unito ad un’alta qualità dell’immagine ed alla capacità di comporre gli elementi narrativi in una singola inquadratura, sono gli elementi per una fotografia potente.

Allora sì che un’immagine può valere più di mille parole.

riflessi

 

Bene, ultimamente ho avuto modo di testare sul campo (insieme a un Team di fantastici fotografi membri di Shoot4Change) il nuovo smartphone Intel Inside® ASUS ZenFone Zoom con la particolarità – lo dice il nome stesso – di uno zoom ottico x3 di qualità eccezionale, e sono rimasto davvero impressionato da questa piccola grande macchina fotografica travestita da telefono.

Premessa: per me non ci sono grosse differenze tra una fotografia scattata con una macchina reflex, analogica o digitale che sia, e un telefono. Per fare una buona fotografia ci vuole un buon fotografo. Punto.

Ci vuole sensibilità, capacità di osservazione e comprensione della realtà, gusto nel raccontarla, senso estetico e voglia di farlo.

Tutto il resto è ginnastica tecnica. Dettagli.

Nessuno ha mai chiesto a Dante con che penna abbia scritto la Divina Commedia. O nessuno si è mai preoccupato di che pennello abbia usato Michelangelo per affrescare la Cappella Sistina.

Ecco, appunto. Andiamo avanti, e basta con le stucchevoli prese di posizione snob di molti fotografi “professionisti” che non hanno capito che il mondo è cambiato da un pezzo.

Ho quindi cominciato ad usare questo nuovo telefono, cercando di sfruttarne lo zoom potente e senza spingermi oltre il 3x così da mantenere alta la qualità di ogni immagine.

Piccola nota tecnica. Quando scatto con un cellulare cerco di fare la postproduzione direttamente con app native o comunque sempre sul cellulare stesso. Generalmente, il mio workflow prevede un primo passaggio con Snapseed per aggiustare toni, vignettatura ed eventuale correzione selettiva e un secondo passaggio con VSCO per applicare una resa e una grana simile a quella delle pellicole “tradizionali” che ancora uso tanto con la mia amata Rolleiflex medio formato.

Avrete notato il trend degli ultimi anni: le macchine fotografiche hanno cominciato a diventare sempre più grandi (elemento che purtroppo ancora adesso molti usano per definire “professionista” un fotografo) per poi – ultimamente – ricominciare ad essere sempre più compatte consentendo un maggiore “distacco” – una specie di mantello di Harry Potter – tra il fotografo e la storia che racconta.

Nei telefoni sta accadendo il contrario. Da enormi e ingombranti che erano, sono andati via via riducendosi nelle dimensioni migliorando le prestazioni. Ma, ultimamente, stanno ricominciando a “crescere”.

Ma tant’è. A qualcosa bisogna pure rinunciare per avere a disposizione un grande (ed eccellente) display su cui fare poi una postproduzione precisa.

Entrambe le curve di sviluppo si incrociano in un punto: nei moderni smartphone prettamente fotografici come appunto lo ZenFone Zoom.

Infatti questo telefono è grande. Anche le mie mani lo sono e quindi lo impugno comodamente, ma, quando lo si punta verso qualcosa o qualcuno, non è che si passi propriamente inosservati, come invece accadeva quando i telefoni erano più piccoli.

Ho cercato di scattare cominciando con uno sguardo di insieme, usando il grandangolo. Poi, piano piano, uscendo dalla mia comfort zone, ho zoomato sempre di più.

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E facendo così ho recuperato e consolidato l’insegnamento dei grandi fotografi del passato e – soprattutto – del mio eroe per eccellenza: Gordon Parks, primo fotografo afroamericano che, dalla fine degli anni ‘30 agli anni ’80, ha raccontato con foto e video semplicemente….la Vita. La Vita dei semplici, degli ultimi, usando la macchina fotografica come un’arma contro la fame e le ingiustizie sociali. Inventando per certi versi un’etica del racconto fotografico sociale.

Gordon Parks diceva sempre che il segreto è “lasciarsi coinvolgere dalle storie della gente”.

Lui era un creativo, uno che le regole fotografiche le imparava, le padroneggiava e poi le abbandonava per sperimentare nuovi linguaggi visuali. Uno che capiva che, cambiando inquadratura, cambia la prospettiva e la lettura di una storia.

Uno che si sdraiava per terra per scattare una foto e che tornava ancora e ancora e ancora a casa di una famiglia che aveva raccontato, per testimoniarne la situazione, l’eventuale miglioramento. O anche il peggioramento. Uno che capiva l’importanza sociale del racconto.

Se avesse avuto uno smartphone, lo avrebbe usato – non c’è dubbio – per avvicinarsi silenziosamente, da lontano.
Per capire cosa succede, bisogna infatti entrare, avvicinarsi. E se non si può fare fisicamente, bisogna allora zoomare.

Il grandangolo serve a raccontare una storia. Un buono zoom a capirla nei dettagli.

Come capire se siete “tipi da zoom o da grandangolo”? O magari entrambi?

Se da lontano siete incuriositi da un gioco di ombre, linee e contrasti vuol dire che siete pronti a lasciarvi coinvolgere dalle cose che capitano alla gente.
Io, ad esempio, ogni volta che vedo qualcuno camminare non posso fare a meno di pensare dove stia andando, cosa stia pensando, che problemi abbia, se sia felice, con che fantasmi stia parlando.

Fatelo. Provate!
Avvicinatevi alle storie!

Lasciatevi guidare dal piacere di inquadrare una scena meravigliosa, zoomare, centrare un dettaglio, trattenere il fiato, inspirare tutta la luce possibile e….scattare sentendo quel magico suono…il sollievo di quel romantico click.

Mettetevi alla prova lasciandovi trasportare dalla voglia di raccontare la strada, la vita quotidiana. Le scintille di bello e positivo nelle situazioni di disagio e crisi; e il lato oscuro delle scene illuminate e luccicanti. La vita è così.

E magari, oltre alle foto, provate a girare qualche video (mi raccomando, NON in verticale! Non è così che vedete il mondo, vero? Non siete cavalli, non avete i paraocchi…).

Vi racconto una storia che ho incontrato qualche tempo fa a Bruxelles.

 

Rand è una bella ragazza siriana di 21 anni. Studiava flauto a Damasco quando è dovuta scappare e abbandonare tutto.

Si è rifugiata a Bruxelles lo scorso settembre.
Dopo gli attacchi si è chiesta se davvero sia possibile trovare un posto sicuro al mondo dove vivere in pace la propria vita.
Sono scappata da una guerra per finire in un’altra“, mi ha detto, mentre usavo il telefono per registrare la nostra video chiacchierata.
Con Shoot4Change la stiamo formando insegnandole la fotografia.

Mi ha detto una cosa molto bella che continua a farmi riflettere: “La fortuna ha voluto che incontrassi Shoot4Change. Ed ora, grazie a voi, ho questa macchina fotografica. Se l’avessi avuta prima avrei potuto salvare…anzi “conservare” delle vite, raccontando la loro storia e facendo vedere a tutti quello che ho dovuto vedere io. Adesso comunque posso raccontare Bruxelles mostrando quanto sia diversa dal mio Paese. Qui la gente è straordinaria, accogliente e aperta. Ho la possibilità di conoscere gente da tutto il Mondo. E qui mi trattano come un essere umano“.
Buffo. In quel momento mi è venuta in mente la più famosa foto di Gordon Parks: “American gothic” (fate una ricerca online e capirete quanto importante sia questa vera e propria icona fotografica).

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Non ho usato la mia macchina fotografica, ho usato lo smartphone. Ho chiesto a Rand di sistemarsi davanti alla bandiera belga in un pub nelle vicinanze.

Le ho chiesto di ripensare alla sua storia e a come immagina il suo futuro.

E ho scattato. Belgian Gothic.

3

 

Click”.

 

Antonio Amendola – www.shoot4change.eu

Twitter e Instagram: @antonioamendola

 

Tutte le foto dell’articolo e del progetto sono state realizzate con uno smartphone ASUS Zenfone Zoom Intel Inside dai fotografi di Shoot4Change, e si possono trovare su Instagram come #S4C_onthefield:

Exposition in Bruxelles

Bambino

Riflessioni

Scale

Metro

American Gothic

Belgian Gothic

 

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