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Chi vuole vivere più a lungo? Questi vermi potrebbero avere la chiave contro l’invecchiamento

Ecco per voi una domanda che ultimamente ha generato una risposta molto sorprendente: quando inizia davvero l’invecchiamento? In parole povere, potreste argomentare che si verifica nel momento in cui si nasce. Tuttavia, questo non è completamente vero da un punto di vista scientifico, almeno non per la specie di vermi nematodi Caenorhabditis elegans.

I ricercatori della Northwestern University negli Stati Uniti hanno scoperto in questi nematodi un interruttore genetico che provoca il processo di invecchiamento solo dopo essere stato attivato. Il team, guidato da Richard Morimoto, recentemente è riuscito a utilizzare un approccio genetico e biochimico per fermare il declino dei vermi dopo l’inizio del processo di invecchiamento.

L’aspetto più interessane di questa scoperta è che queste nuove conclusioni potrebbero andare a vantaggio anche degli esseri umani, dato che certi geni di Caenorhabditis elegans sono simili a caratteristiche equivalenti del nostro patrimonio genetico. Non è esattamente la fonte della giovinezza. Avremo ancora bisogno di creme antirughe e di super alimenti anti invecchiamento, ma questo importante passo avanti potrebbe contribuire a prevenire le malattie neurodegenerative negli esseri umani.

Il processo di invecchiamento nella specie Caenorhabditis elegans inizia all’improvviso circa otto ore dopo che il nematode raggiunge la maturità riproduttiva.

Il verme riceve un segnale dalle sue cellule staminali germinali, dalle quali si sviluppano le uova e lo sperma. In questa fase iniziale, quando i vermi sono ancora giovani e attivi, gli scienziati sono riusciti a osservare mutazioni a livello molecolare. Ad esempio, le risposte muscolari e nervose avevano già iniziato a deteriorarsi a un ritmo considerevole.

verme

Il processo di invecchiamento inizia perché questo segnale interrompe il meccanismo protettivo che mantiene le cellule in funzione come dovrebbero, anche in situazioni di stress estremo.

Nel giro di poche ore, le proteine da shock termico dei vermi perdono la capacità di aiutare le proteine nuove ed erroneamente ripiegate a formarsi in modo adeguato a temperature artificialmente elevate. Ottenere la struttura tridimensionale descritta come ripiegamento è vitale per permettere alle proteine di assumere la loro funzione fisiologica corretta.

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In seguito a questa scoperta, i ricercatori sono riusciti a bloccare il segnale dalla linea germinale. Di conseguenza, i tessuti dei vermi adulti sono rimasti robusti e resistenti allo stress.

“Le nostre conclusioni suggeriscono che deve esserci un modo per riaccendere questo interruttore genetico e proteggere le nostre cellule che invecchiano”, afferma Morimoto. “Sono molto interessato a mantenere ottimali i sistemi di controllo della qualità il più a lungo possibile.”

Questo è quello che i ricercatori stanno studiando al momento, concentrandosi in particolare sulle malattie umane, dato che il meccanismo che protegge le cellule della specie C. elegans è presente anche nel nostro DNA.

Si spera che questa scoperta possa aiutare a ritardare le malattie neurodegenerative collegate all’invecchiamento e magari contribuire a scoprire una cura per la malattia di Huntington, il morbo di Parkinson, la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e il morbo di Alzheimer.

“Non sarebbe meglio per la società se le persone fossero sane e produttive più a lungo nel corso della loro vita?”, chiede Morimoto. Senza dubbio la risposta delle persone interessate in prima persona sarebbe affermativa.

Immagine di apertura: Wikipedia — Rpgch (CC BY-SA 3.0)
Immagine 1: Wikipedia — KDS4444 (CC BY-SA 3.0) & Rpgch (CC BY-SA 3.0)
Immagine 2: NCBI — Richard Morimoto
Gif: Giphy

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